16/03/2008

Dunque, mettiamola così: dura meno di “La lanterne magique”, è molto più vario musicalmente, assomma collaborazioni prestigiose tra Italia, Francia e California. Se si aggiunge che alcuni brani sono da brividi, come negare a “Les 7 vies du chat” tutta la nostra ammirazione e lo status di disco tra i più belli di questo inizio 2008? Il fumoso immaginario musicale di nebbie e oscurità tipico dei Grimoon alla fin fine si ripresenta realmente solo nella opening track “Mme Bateau”, nelle due versioni, italiana e francese, di “Cirque Funambules”, che partono circensi ma raggiungono momenti di grande delicatezza e intimismo e in cui compaiono Pall Jenkins e Scott Mercado dei The Black Heart Procession, e in “La compagnie des chats noirs”, praticamente un brano dei Tre allegri ragazzi morti (che infatti collaborano, suonando e cantando) in cui il lato politico della band in bilico tra Rennes e Venezia abbandona finalmente lo sloganismo per assumere i toni, più consoni alla sua ispirazione, della favola e del fumetto (fate caso al testo: pare un “Maus” alla rovescia, dove i gatti lottano per libertà e progresso).

Sotto l’accorta regia della produzione di Giovanni Ferrario (che suona anche in tutti i brani), però, il cannocchiale musicale dei Grimoon si trasforma in un caleidoscopio cangiante e multicolore: in “Space puppy's head” (testo e voce di Marta Collica) i toni circensi e da bistrot (nessuno ha mai notato come il mondo dei Grimoon e quello della Piccola Bottega Baltazar a volte si accostino?) si mutano progressivamente in quelli incantati di una Goldfrapp senza elettronica e nei paesaggi degli Smashing Pumpkins più delicati, quelli di “Pisces Iscariot”; “Julie court” è uno scanzonato rock’n’roll con forse qualche ricordo dell’Edoardo Bennato di “La torre di Babele” che non sfigurerebbe nel soundtrack del prossimo film di Tarantino; “L'amour vague” riprende il personaggio di “Mme Bateau”, ma vira decisa verso climi di cupa psichedelia e torrido progressive pop molto anni 70. Ma il capolavoro del disco, brano che si colloca idealmente poco sotto al vertice grimooniano di “Due di notte”, da “Demoduff #1”, è “Voyage en solitairie”, testo e voce di Thibaut Derien: un misto tra i migliori Serge Gainsbourg e Jacques Brel che non potrà non solleticare i vostri cuori di gagà maudit.

In definitiva, il vertice della produzione della band finora. Un disco che dimostra come le collaborazioni possano arricchire l’ispirazione di un ensemble già notevole, e che forse sarà difficile ripetere, almeno nell’immediato. Ma noi non disperiamo, vero?

Commenti (17)

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  • sole 17/03/2008 ore 22:51 @sole

    Sì, infatti la recensione ci piace un sacco...e sono sicura che anche il live report sarà bello. Peccato che non sarà a fuoco!
    :(

  • DeliriumDoll 18/03/2008 ore 13:51 @deliriumdoll

    Mi hai tolto le parole di bocca! [:
    Che ottimismo, Rockit! :[

  • Faustiko Murizzi 21/03/2008 ore 16:09 @faustiko

    infatti! "capolavori" é diverso da 4 dischi belli al mese... :=

  • Antonio Belmonte 12/04/2008 ore 12:27 @antobel

    Bel disco: un delicato caleidoscopio dotato di fanciullesca teatralità. Non è da tutti fare della semplicità una regola d'arte.

  • SovietStudio 03/05/2008 ore 21:18 @sovietstudio

    Ottimo disco.
    Loro sono grandi.

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