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RECENSIONE
14/05/2008

All’inizio puoi anche pensare che qui in mezzo ci sono gli anni ’70, le proteste contro le centrali nucleari e Jackson Brown in agguato pronto a urlarti in faccia “No nukes!”. Solo un’impressione, capace di durare qualche secondo (più o meno quanto l’intro di “Esistere”), il tempo necessario per capire che gli Gnut hanno poco, diciamo nulla, a che fare con quella sia pur rispettabile epoca post-freakkettona. I punti di riferimento della band campana sono altri, a partire dalla canzone d’autore e dal jazz, entrambe piegate all’esigenza di uno stile caldo e a tratti raffinato, dominato dalla voce sofferente di Claudio Domestico. Tra i tempi dispari di “Solo con me”, i punti di contatto con il primissimo Tom Waits (“Sei diventata fredda”) e anche con i Morphine (un po’ vengono in mente nel finale di “Delirio”, dove c’è Piers Faccini alla chitarra), “DiVento” finisce per essere un dischetto tutto sommato piacevole, specie per chi ama farsi abbracciare da atmosfere notturne e dai sax in grado di spezzarti in due lo stomaco. Qualche momento di debolezza affiora qua e là, specie nella parte finale, e i testi sono forse troppo monotematici per come appaiono legati alle più varie sciagure di natura sentimentale. E comunque non c’è male per una band al suo primo contatto con la discografia ufficiale: peraltro, “DiVento” è stato registrato alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani, uno che di certe cose se ne intende. Chissà se l’ex Pfm non abbia consigliato ai ragazzi di decidersi tra cantautorato e jazz più o meno classico. Ma c’è da dire che l’equilibrio trovato sin qui non è per nulla disprezzabile, e che funziona. La strada può essere quella buona, insomma.

Tracklist

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