09/07/2008

Metterti a tuo agio. Sembra non vogliano altro i Pedro Ximenex, rivolgendosi a te come ti conoscessero un po’ da sempre. Si insinuano senza prepotenza in un discorso che ha origini lontane, quello fatto di canzoni italiane con, in mezzo, un bel suono pop a sei corde. Hanno imparato l’arte delle confidenze bislacche dai Perturbazione e la loro positiva assenza di virilità – con tutto l'insieme di vezzi sinceri relativi ai sentimenti del quotidiano – ma ti si avvicinano, ogni tanto, come farebbe Mario Venuti, per mezzo di una forma-canzone tipicamente nostrana e raffinata. La limpidezza delle chitarre e i puliti tocchi della batteria sembrano sempre seguire un percorso etico nell’affrontare interrogativi mai troppo grandi. Un disco etico, ecco cos’è questo, nel senso di positivamente aperto al mondo. Dopo pochi ascolti, pezzi come “La tua estate” e “Che ti amo” sembrano già far parte del bagaglio a mano dei tuoi momenti malinconicamente lieti.

Non sono degli esordienti (i componenti provengono da gruppi della scena orvietana attivi a cavallo del 2000, Il pianto di Rachel cattiva e Niumonia) e cercano anche strade alternative per immetterci nelle loro istantanee (il levare freddo di “Padova”, l’ultra-pop di “Il mio sorriso migliore”, la canzone pulsante sottile d’elettronica e una maggiore irruenza garbata in “Vene”).

Si richiudono infine (“Nido”) lasciandoti immedesimare per l’ultima volta nel loro personaggio, continuando a parlarti e a farti parlare di emozioni molto facilmente condivisibili.

Commenti (2)

Carica commenti più vecchi

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati