18/03/2008

Ai Pink Rays piace l’amore: il primo ep lo intitolarono “Flirts” e ora ci propongono un album di canzoni che tutto sanno dell’amor. Della prima prova rimangono l’attitudine a una scrittura internazionale, il brano “Modern Life” e purtroppo la derivatività. Solo che cambiano i modelli: se a fine 2006 l’esempio seguito era quello dei Killers, ora tutte le canzoni portano il marchio di fabbrica degli Arctic Monkeys o degli Strokes, o di un misto fra i due. Davvero non so come si faccia a parlare di disco che “mette a tacere le accuse di derivatività” come ho letto in rete. Le canzoni sono belle, hanno tiro e potenza (qualità invidiabile e poco sfruttata in Italia), ma manca loro quel colpo d’ala che gli permette di stamparsi direttamente in mente e di farle cantare sotto la doccia: insomma, nessuna “Last Nite” o “12:51” abita ancora qui. Nessun paragone con altri gruppi italiani che, in altri generi, mostrano la stessa derivatività ma sfornano canzoni killer una dietro l’altra, da salir sul tetto dell’auto a cantarle a squarciagola. Perciò, ancora una volta, non rimane che concludere con la speranza di riuscire prima o poi a sentire i Pink Rays.

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