08/02/2008

L’album di Andrea Volpini non trae ispirazione da figure maggiori, non si mette in scia ad una scuola, non gioca a rinnovare linguaggi già codificati. L’album di Andrea Volpini prende Vinicio Capossela e si fa copia-carbone. Ogni limite di citazionismo e ispirazione pare superato, con la conseguenza ineludibile di una enorme perdita di forza. Il meccanismo è talmente scoperto da permettere in alcuni casi di collegare le canzoni a precisi album di Capossela, come ad esempio la canzone a manovella che apre il lavoro o “Al faro di Lampedusa”. Questa totale sovrapposizione tocca musiche, testi e cantato, ma anche atmosfere, modalità di racconto e caratteristiche dei personaggi narrati. Il risultato è un sostanziale autolesionismo, perché questa aderenza va a nascondere il valore dei brani stessi. È doveroso infatti scrivere che le canzoni sono di alto livello e formano un quadro ricco di sfumature, coerente e ben definito. Alla fine di tutto, però, a risultare dominante è la sensazione che si tratti di una riproduzione: sostanzialmente impeccabile, ma con poca personalità. Davvero un peccato, ma è andata così.

---
La recensione Andrea Volpini - Recensione - Tutti I Santi Giorni di Marco Villa è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

Tracklist

00:00
 
00:00

Commenti (2)

Carica commenti più vecchi
  • spartacus 10/02/2008 ore 09:52 @spartacus

    Peccato!
    La "camicia" mi era piaciuta!
    Certo la vicinanza a Capossela si intuiva già allora..
    Però rimane comunque un tentativo di raccontare la provincia italiana su un sottofondo jazz che se non altro gli fa onore. Spero di ascoltarlo appena possibile.
    Saluti

  • seymour 11/02/2008 ore 09:26 @seymour

    ma se ciama come el vecio chitarista dei kelvin !!!

    (scusate per il veneto sgaffo, non sono degno)

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati