26/03/2008

Stavolta non ci sono scuse. Non c'è romanità che tenga. Il Truceklan sublima a livello nazionale e segna un momento importante della cultura hip hop italiana, rileggendone l'attitudine. Costruito da un Lou Chano in stato di grazia nella creazione delle basi, "Il Ministero dell'Inferno" rappresenta un progetto atipico e per certi aspetti sorprendente nel panorama di casa nostra. Antitesi di qualsiasi moda e rifiuto della bellezza diffusa. Furia iconoclasta tra lucida follia e ragionata inconsapevolezza. Nicchia instabile di forme creative non mestieranti. Non solo musica, ma espressione di una condizione sociale che si muove nelle zone di confine, tra esagerazione gratuita e disincanto contemporaneo. Sorta di controcultura istantanea e quotidiana, nata nelle borgate e sospinta da una poetica dell'ignoranza che diventa magistrale espediente comunicativo. I luoghi della capitale che diventano grottesco scenario infernale in cui ospitare il gotha della scena italiana, qui alle prese con denunce sociali, mostri interiori, tragedie e rivoluzioni esistenziali, insulti e condanne allo status quo contemporaneo. Canzoni lacerate da un cinismo crudo e feroce, il cui messaggio è affidato ai numerosi ospiti che si alternano al microfono, dando vita ad un processo di mutazione dell'hip hop in un horror hardcore figlio del degrado urbano. La parola passa di artista in artista, ognuno fiero del proprio stile individuale, ma perfettamente integrato in un progetto così coerente da far suonare "Il Ministero dell'Inferno" non come una sfilata di special guest, ma come band vera e propria. Compatta, ispirata, rabbiosa. Ecco allora le sfuriate grindcore dei Cripple Bastard ad accompagnare le movenze isteriche di Violetta Beauregarde. Fabri Fibra che diventa crudo e scomposto quasi fosse cresciuto in strada col death rap di Metal Carter. Kaos con le sue parole incandescenti e senza compromessi. E ancora Club Dogo, Inoki e Danno dei Colle der Fomento. Ovviamente il Truce Klan al completo. E poi molti altri, molti davvero. Tutti al servizio di un ambiente musicale che partendo dai canoni della tradizione hip hop, ne trattiene il beat più oscuro, per trascendere in un macabro e surreale crossover stilistico dal forte immaginario cinematografico e dall'impeto quasi metal. Un disco difficile, malato. Inutilizzabile dalle radio. Spesso scorretto. Eppure portatore di un'estetica (o antiestetica) che descrive un mondo laterale dei giorni nostri, al cui interno si muovono verità decadenti e filosofie scomode.

Ascoltare "Il Ministero dell'Inferno" è un'esperienza da provare a costo di rimanerne disgustati, poiché progetto artistico portatore di un messaggio che va oltre la superficie musicale e scende nelle zone più buie e pericolose di una realtà artistica e sociale radicata nelle viscere di questo momento storico.

Commenti (8)

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  • Kontrasto 26/03/2008 ore 11:30 @kontrasto

    diciamo che con questa rockit ha, a mio parere, raggiunto il punto più basso che si ricordi..
    purtroppo :(

  • Alberto Motta & Claudio Sala 26/03/2008 ore 16:39 @albertomotta

    il disco italiano più importante della nostra generazione, fino ad ora.

  • MARCU 26/03/2008 ore 17:26 @marcu

    spiegati meglio alberto
    ciao!
    M.

  • SovietStudio 04/04/2008 ore 17:12 @sovietstudio

    Ma non avevano fatto anche un film porno con la mia musa Elena Grimaldi?

  • IA 09/12/2008 ore 17:25 @iacopo

    a tutti quelli che criticano il truceklan senza ascoltarlo , pensando che sia musica volgare priva di contenuti ... ascoltatele le canzoni prima di parlare , di commentare , di sputare da quella bocca !"!!

    gloria al truceklan ...

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