23/09/2000

Faccio veramente fatica a trovare le parole per recensire il terzo lavoro del quartetto pesarese; non c’è nessun motivo particolare che ‘soffoca’ la mia scrittura, o forse ce n’è uno che è talmente imponente da bloccare le dita sulla tastiera. “Ruby shade” è così fottutamente rock ‘n’ roll tanto da essere intaccabile, anche solo per decifrare quei pochi passaggi utili per portare a termine una recensione degna di questo nome. È insomma il classico caso in cui sei pienamente cosciente che le parole da usare non potranno mai rendere quelle sensazioni che ti dà il disco - disco che, fra l’altro, cresce alla distanza, cioè più lo macini e più lo gusti, perché le chitarre di Michele scivolano via che è una bellezza, assieme alla voce dell’instancabile Marco e ad una sezione ritmica granitica.

Eppure dopo uno splendida seconda prova qual era stata “A better place”, avrei avuto difficoltà a pensare questi quattro ragazzi così in forma, non perché dubitassi dei loro pregi, bensì perché ritenevo fosse veramente una ‘mission impossible’ anche solo eguagliare il capolavoro che ha preceduto il nuovo genito. E invece “Ruby shade” è un capolavoro, suona (come previsto) ancora fottutamente Cheap Wine (anche nei testi!) e non stanca mai, al punto da pensare che le melodie contenute in esso siano perfettamente bilanciate tra ballate e pezzi rock, sfuriate elettriche e chitarre acustiche.

Adesso non vi aspetterete mica che cominci ad elencarvi le canzoni migliori? Come avete intuito è questa la ‘missione impossibile’, individuare cioè delle tracce ‘chiave’ in un disco tanto perfetto dal punto di vista formale quanto bello da godere ovunque voi siate - con il consiglio, però, di portarvelo spesso in macchina.

Per il resto, sì… “it’s only rock’n’roll”, ma robe del genere accadono solo in rarissime occasioni: una di queste è quando esce un disco dei Cheap Wine!

Tracklist

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