16/05/2008

Urgenze chitarristiche, che sintetizzano brani ruvidi in cui si ricerca una solida immediatezza storta. E’ un’alienazione sinistra fatta di deviazioni sonore e grazia femminea ammaliante quella che le Love In Elevator ordiscono in “Re-Pulsion”, secondo long-playing di due Alice furiose che, stanche delle corse notturne, hanno catturato e pestato finalmente il Bianconiglio. Dopo l’esordio nel 2005 dell’inatteso “Sue me”, continuano il sodalizio artistico con la Jestrai Records e scarnificano il nucleo stabile del gruppo che avanza oggi lungo gli arpeggi elettrici di Anna Carazzai e i bassi neri di Michela Modesto. Otto tracce che non superano i trenta minuti d’ascolto e si muovono fra scansioni di suoni ombrosi e testi al vetriolo che esplodono su ritmi hardcore contrappuntati da uno stabile crescendo di timpani: “Re-Pulsion” è un album distorto, sudicio, che non concede semplici armonie. Voci dilaniate che restituiscono il sapore delle malinconie appassite (“220”), stelle che ingurgitano il bianco abbagliante (“Araminta”) e ancora cuori neri e pulsanti che fin dall’apertura dell’album (“Oh Di Vuh”) ti trascinano nei mondi inquieti in cui solca i mari il duo veneziano.

Ci sono vibrazioni rumorose in cui il piglio noise, distillato opportunamente da scorie metalliche, dà sapore a timbri complementari (“Repulsion”), claustrofobie ed eruzioni, una cantante-urlatrice e solista di robusto talento e sensibili rimandi al proto-punk degli esordi. Ricco di collaborazioni esterne, questo album accoglie nelle sue viscere importanti nomi della scena underground di casa nostra: dalla partecipazione in studio di Franz Valente (Teatro degli Orrori, One Dimensional Man) che percuote la batteria nell’intero lavoro, alla presenza di Luca Ferrari (Verdena), sperimentatore di synth in “Thank You Mr Gilmour” e “Autodamned”, planando dritti ad Andrea Garbo (Jennifer Gentle) e infine alle chitarre dissonanti di Giulio Favero, che cura anche la fase del missaggio nel disco.

Un approccio tutt’altro che pacifico, una cifra espressiva importante e una foga distruttiva imprimono infine di valore musicale questa Babilonia che brucia, che si muove nella cenere, auspicando però la sua liberazione.

Commenti (2)

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  • Antonello Manenti 14/05/2009 ore 10:34 @antonell0

    A parte tutto quello che di male si può dire di questa recensione mi pare che i Love in Elevator meritino almeno un recensore che sappia mettere le virgole e i punti.

  • Sandro Giorello 14/05/2009 ore 11:04 @sandro

    La gente non è mai contenta.

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