Mamasan Senza far rumore 2000 - Rock, Pop, Grunge

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C'era una volta una uggiosa citta' americana chiamata Seattle... li' viveva un giovane poeta chiamato Andrew Wood che cantava nei Malfunkshunk e che presto divenne il leader dei Mother Love Bone...

...la morte di questo personaggio innesco' l'esplosione a catena del grunge, un fenomeno musicale destinato a sconvolgere per un certo periodo le sorti della musica mondiale... cosi' vennero tante altre band... una di queste si faceva chiamare Pearl Jam, nome dovuto alla marmellata preparata dalla nonna del vocalist, tale Eddie Vedder...

Saltiamo le pagine e veniamo ai giorni nostri... i Pearl Jam ormai fanno rock d'autore, sono un fenomeno sociale e sembrano aver dimenticato in buona parte quei suoni sporchi e quelle atmosfere inquiete che portarono in cima alle classifiche di tutto il mondo il loro album d'esordio: TEN
...ne sono passati di anni... eppure TEN sembra essere entrato nei cromosomi di molti ragazzi cresciuti ascoltando le frustrazioni del giovane Vedder... accade cosi' che, quasi come una malattia, il grunge divampa ancora nelle fantasie di molti artisti che sembrano incapaci di sfuggire al carisma di quei brani, diventadone succubi piuttosto che interpreti creativi...

...la sudditanza da Pearl Jam colpisce purtroppo anche i MAMASAN (dal nome della trilogia Alive, Once, Footsteps), volenterosa band nostrana, che propone un demo vigoroso, impetuoso e molto piacevole ma al quale manca la minima parvenza di una personalita' che non sia quella degli echi provenienti da Seattle...

A parte Mustang Sally di W.Pickett, i ragazzi ci provano con tre brani di loro produzione ma non per questo originali... e infatti a partire da La mia prigione (My own prison, per chi sa...) passando per Maree e Domani e' tutto un susseguirsi di piacevolissime e riuscitissime composizioni che alla fine non sembrano altro che cover occulte...

...certo i Mamasan suonano bene e sanno cambiare passo quando serve, caricando le note di energia... ma sinceramente non esistono elementi per valutare il loro reale talento, che rimane oscurato...

Anche dalla piccola nota allegata al demo, appare chiaro che l'intento era quello di ispirarsi a Vedder e Gossard per testi e musiche... ma onestamente non e' questa la strada per uscire dalla propria sala prove...

... qui a Rockit preferiamo sognare che il prossimo Andrew Wood nascera' proprio dalle nostre parti... ma ci vuole un po di coraggio...

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La recensione Senza far rumore di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2000-10-02 00:00:00

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