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recensione Diathriba Stracielo

Fly Records 2000 - Rock, Elettronica

RECENSIONE
08/10/2000

Cd di un bel colore arancione, copertina e libretto minimali (ci sono i testi, la formazione e info ridotte all'osso: se vi interessa sapere chi lavora con campioni e sequencer probabilmente dovrete acquistare l'album vecchio...), ecco il nuovo album dei Diathriba, che segue il giustamente acclamato Guardandoti, esordio sulla lunga distanza datato 997.

Registrato nella casa di uno dei membri del gruppo nell'estate 999 ("una batteria montata in un salotto e gli amplificatori da chitarra in un solaio"), con il ruolo di produttore artistico affidato a Cristiano Santini, già frontman dei Disciplinatha (e non e' avventato, per quanto riguarda le strutture, un accostamento ad alcuni episodi di Primigenia, ultimo album della disciolta formazione bolognese), "Stracielo" è composto da dieci pezzi e tre frammenti strumentali (uno dei quali, in apertura, é curiosamente scelto come title track), montati su percussioni sintetiche alternate o sovrapposte alla batteria "vera" di Davide Borghi, e sempre in equilibrio tra chitarre affilate e momenti sospesi, che nella seconda parte prendono lievemente vantaggio.

Rispetto al lavoro precedente quest'ultimo lavoro beneficia di un'aumentata coesione d'insieme che valorizza i singoli episodi: c'è qualche lieve correzione di rotta, e alcune spinte, evidenti magari in modo embrionale già nel disco precedente, vengono assecondate con maggiore continuità, andando a scovare anche un'insospettabile vena pop che, senza pregiudicare le peculiarità della proposta (anzi), porta come risultati più eclatanti due pezzi dalle straordinarie potenzialità commerciali: "E' solo l'alba" ha andatura accattivante, chitarre pulite e un bel testo scarnificato, e nel singolo "Uomo moltiplicato" qualche idea di Filippo Tommaso Marinetti si ritrova incastrata in una radiogenica ed efficace cornice che coniuga la melodia contagiosa del "ritornello" e l'aggressività dell'inconfondibile contributo vocale di Cristiano Santini.

Proprio Marinetti, esponente di punta del Futurismo ("prima e ultima avanguarda italiana", a detta del gruppo), é l'atipico riferimento (ideologico?) dei Diathriba, sempre presente, perlomeno a livello attitudinale, nei testi di Andrea Cavani, che asciuga ulteriormente il suo stile già personale limitandosi ad immagini frammentate e rapidi cambi di prospettiva montati con risultati interessanti (ai due pezzi citati sono in questo senso da aggiungere anche "Islanda" e "Al sole"), affiancati da un'attenzione aumentata anche per l'organizzazione delle tracce vocali: rispetto all'album precedente si nota in genere un lavoro più accurato e meglio rifinito sia sui testi sia su musiche (tutti i brani sono del chitarrista Davide Grimaldi) e arrangiamenti, tale da evitare i passaggi interlocutori da cui "Guardandoti" non era immune.

L'approccio musicale un po' più "solare", comunque, non cambia la sostanza: i Diathriba hanno sicuramente trovato una dimensione precisa, caratterizzata da chitarre cresciute in versatilità, da un utilizzo sempre ben dosato dei sequencer e da una voce "non allineata" che contribuisce non poco alla riconoscibilità immediata della formazione (ora quintetto) modenese. Un marchio di fabbrica personale (se avete lo stomaco resistente ai letali cocktail di etichette prendete avant-pop, new wave e post-rock in proporzioni non ben definite, shakerate energicamente, guarnite con la non del tutto rinnegata vena dark che aleggiava sul lavoro precedente e, prima di trangugiare il risultato, dimenticatevi assolutamente che la ricetta proviene da queste righe...) che giustifica un ulteriore innalzamento del giudizio complessivo su un lavoro elaborato (ma assolutamente non ostico), pronto a ricambiare tutte le attenzioni che vorrete dedicargli.

Indipendentemente da cosa pensiate di Marinetti, ottimo disco.

Enjoy.

Tracklist

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