Samuel Katarro Beach Party 2008 - New-Wave, Blues, Acustico

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Il pistoiese Samuel Katarro, dopo la vittoria al Rock Contest del 2006, colpiva nel segno con un promo per voce ululante e chitarra maltrattata che deragliava sui binari di un blues acustico e sbilenco.

Scoprimmo in seguito che il buon Katarro aldilà dell'estetica, rinnegava in parte l'eredità delle 12 battute tipiche del genere, sentendosi più a suo agio accostato ad un certo tipo di cantautorato folk psichedelico, tra trip alla Flaming Lips e introversioni Pere Ubu: scoprimmo ancora più tardi che Alberto Mariotti (il vero nome di questo minuto ventitreenne) era perdutamente innamorato dei Beach Boys, ma non quelli delle tavole da surf e delle belle ragazze, bensì dei visionari pronti a sciogliersi nell'acido per immolarsi a Dio nel nome della melodia perfetta.

Una serie di indizi che ora ben spiegano la scelta di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle alla produzione artistica di "Beach Party", uno che in fatto di stramberie psico-attive dovreste conoscere bene: l'album conferma tutto l'estro e il talento sproporzionato di Samuel Katarro, di quel mondo tutto suo racchiuso tra corde e ugole di cui via via diventa il Re, il buffone di corte o il figlio incompreso. Detto questo, il lavoro di registrazione di Fasolo è impeccabile, perchè non stravolge bensì avvolge di bambagia imbevuta di acido lisergico gli arrangiamenti, "espandendo" i suoni e il loro spazio, dando più risalto a quelle luci improvvise all'orizzonte che squarciano le penombre arcane che tinteggiano le tele di queste canzoni. Aggiungeteci trame arzigogolate per violino zigano, rintocchi da piano sdentato da saloon, aperture da flamenco nel mezzo della prateria, deraglianti slide per ululati blues, il tutto filtrato dall'immediatezza se vogliamo acerba ma coinvolgente di un cantato a metà strada tra il grido di dolore e le litanie di un folle su una scatola di sapone: oltre a questo c'è veramente poco altro d'aggiungere, se non che "augurare" a Samuel di continuare a tormentarsi riuscendo un giorno a vivere della propria arte. Le carte buone, come un vecchio e stralunato gambler degli stati del sud, le ha tutte incosapevolmente in mano.

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La recensione Beach Party di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2008-12-01 00:00:00

COMMENTI (12)

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  • bisius 10 anni Rispondi

    Miseria, che discone! A tratti molto cupo, ma estremamente creativo nella sua povertà artistica. Il finale di "Com-Passion" mi piega in due ogni volta...

  • seymour 12 anni Rispondi

    nel senso che lui crede che chris cornell sia una cosa brutta?
    ahhahaah

  • utente0 13 anni Rispondi

    Cmq, fatti i cazzi tuoi ogni tanto...

  • faustiko 13 anni Rispondi

    ...tu sì che te ne intendi...

  • oxygen 13 anni Rispondi

    :)

  • utente0 13 anni Rispondi

    cAzzo fortissimo .. Samuel Katarro M I T I C O!
    cheers!

  • utente0 13 anni Rispondi

    ce ne fosse di 'sta roba!

  • utente0 13 anni Rispondi

    chris cornell?? Ma vergognati.

  • utente0 13 anni Rispondi

    bravo!
    non capisco se la voce è forzata o è proprio così... a volte sembra chris cornell:D

  • alsob 13 anni Rispondi

    un altro ottimo disco in un'annata finalmente decente!