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RECENSIONE
09/10/2008 di Federica Folino Gallo

Per recensire "L'addio ideale" dei valdostani Re di maggio mi avvalgo di una proporzione: gli Afterhours (stanno) a coloro che hanno inventato la pasta al sugo (come) i Re di maggio (stanno) a coloro che sanno cucinarla molto bene. Ovviamente non bravi come i loro maestri, ma con un risultato più che gustoso. "L'addio ideale", "Che non sia una stella", "Dissoluto" sono tre ottimi pezzi: belle le sfumature grunge, il lavoro del violino e la cura con cui sono stati confezionati i testi. Le restanti canzoni sono ben arrangiate ma manca ancora qualcosa per farle uscire dall'anonimato. Si rimane, infine, stupiti dalla potente "Acquatica", l'ultima traccia dell'album: la classica canzone che non ti aspetti, come se nel bel mezzo dell'ascolto di "The Wall" dei Pink Floyd si introducesse senza preavviso "Crazy little thing called love" dei Queen.

I Re di maggio sono dei bravi cuochi che cucinano ricette già conosciute, servirebbe più coraggio nel condire i loro piatti con spezie particolari. Aspetto fiduciosa, hanno le carte in regola per diventare grandi chef.

Tracklist

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