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RECENSIONE
30/10/2008

La confezione del cd è a dir poco spettacolare. Oltre all'originale artwork, colorato e allegro che fa molto pop art, all'interno si trovano tre adesivi, due rappresentano uno dei tanti disegni di pecore sulla copertina, mentre il terzo è bianco, lasciato alla fantasia dell'ascoltatore. A completare l'opera la matitina griffata Arbe Garbe. Detto questo, la prima band che mi viene in mente ascoltando gli Arbe Garbe sono i Gogol Bordello, e proprio come il gruppo di Eugene Hutz creano un gran casino, mischiano generi, stili, strumenti e parole. Diciamo, per semplificare, che suona come un violinista tzigano che nel cuore della notte si scontra in un vicolo stretto con una banda di paese, con l'eco che amplifica e trasporta le note come vuole e dove vuole. A complicare ulteriormente la faccenda ci pensa il fatto che i testi sono in stretto dialetto friulano, che come tutti possono immaginare non è di facilissima comprensione. Per fortuna all'interno del booklet troviamo le traduzioni, altrimenti si potrebbe pensare che il gruppo provenga da un paese a caso dei Balcani. In alcuni momenti le parole formano quasi degli scioglilingua, come nel caso di "Sawakalakitcha" (vi sfido a leggerlo correttamente, figuratevi cantarlo).

Un disco certamente non brutto: semplicemente non è adatto a tutte le tipologie di orecchie ma solo a quelle dei più profondi e viscerali cultori della musica da festa popolare friulana. Sicuramente un disco originale, trasmette allegria, viene voglia di imbracciare uno strumento, unirsi alle danze e brindare con un bel bottiglione di vino. Prosit!

Tracklist

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