27/10/2000 di Enrico Rigolin

Immediata e doverosa menzione per il preziosissimo digipack di questo cd dal titolo “Malaspina” di Alessandro Ducoli, voce dei Bacco il Matto e qui invece circondato da altri musicisti e davvero alle prese con quello che può essere considerato il suo “album solista”.

Come accade con Bacco il Matto, di cui Ducoli è -appunto - anche paroliere, ci troviamo di fronte a storie d’amore, a schizzi-sbornie rigorosamente nebbiosi e/o notturni, il cui filo conduttore è spesso una lei ed un bicchiere di vino o bourbon: nel booklet (in pratica: un libricino!) trovano posto, oltre ai testi delle 16 canzoni che compaiono sul compact, anche un raccolta di poesie dal titolo “ Poesie pazzie ovvero: opere di sana pazzia. (Pensieri, Parole, Opere, Omissioni e Storie di: Amore, Sesso, Alcol, Sfiga e Vita. 1994-1995 ecc.)”: insomma, oltre alla materia strettamente musicale, di carne al fuoco ce n’è davvero parecchia, ed il lungo titolo ben esplicita anche i contenuti letterari!

Laddove però prima gli arrangiamenti di Bacco erano più tirati e di maggior tensione rock ed elettrica, qui si gioca d’acquerello, laddove le valvole sbottavano sature, qui una chitarra acustica scandisce un arpeggio lieve, e la timbrica vocale di Alessandro è –per intenderci, sia chiaro- un incrocio fra un Sandro Severini meno rauco e un Baccini, così come a tratti si fa pressante il richiamo al primo Vinicio Capossela, quello etilizzato di “Notte newyorchese” con relative inflessioni jazz: bello in tal senso l’hammond e il sax ruffiano di “Disperatamente tuo”. Si tratta comunque (Baccini escluso) di complimenti e riferimenti di prim’ordine!

E ancora, la bossa-jazz-cantautorale (?) con bellissima parte di fisarmonica di “Omicidio consentito”, con Alessandro che si mette un po’ a nudo (“La nebbia arriva dalla pianura / e l’inverno dura sette mesi / Lo stipendio solo 10 giorni / le mie storie credo molto meno”), oppure la malinconia velata di “Primo treno per Roma”; ma occhio, ché noi italiani siamo forse incapaci di avvicinarci al cosiddetto spleen inglese, a quella “melanconia col sorriso”: quando si è tristi, lo si è sul serio! Il tono è spesso dimesso, la batteria suonata sovente con le spazzole, a volte aumenta il tiro, ma il clima rimane autunnale, fra incazzature, sbornie, cotte e sussurri.

Fine artigianato cantautorale, nessuna pretesa di particolare originalità (che d’altronde non c’è), piuttosto voglia di veder pubblicati bene - e a proprie spese…- i propri sforzi: quella di Ducoli è un’autoproduzione orgogliosa, quasi d’alto bordo, ostinata e probabilmente felice (meglio: conscia) di sé e della propria dimensione: un piccolo oggetto assolutamente di culto, che fa piacere ritrovare nella propria collezione.

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