24/11/2008

Oggi è il giorno giusto per scrivere di questo disco. Forse anche il momento storico-sociale adatto. Fuori il cielo è cupo, l'aria madida di pioggia, la società è scontenta, gli studenti insorgono, la sicurezza latita, esattamente come negli anni 70. Cioè, non che negli anni 80 e 90 sia andata meglio, ma le aderenze almeno in queste settimane sono più evidenti che mai.

Come a cercare un accompagnamento musicale a questi "strani giorni" arrivano al momento giusto i Calibro35. Spinti da una passione quasi archeologica, al limite della maniacalità, escono con il loro primo lavoro omonimo. Il funky, ovviamente la fa da padrone, il genere è veloce, movimentato, cinetico, eppure risulta quasi riscaldato da un certo jazz acido che si profonde sotterraneo e caustico, mentre irrompe quella punta di rock pesante, storico e popolare.

Con la voglia di cimentarsi a reinventare l'ideale underground sonoro per Milano - il primo inedito scritto dalla band, "Notte in Bovisa", è dedicato ad uno dei quartieri della città - riescono ad affidare le reazioni emotive ai fraseggi, musicali e psicoanalitici insieme, dell'altro inedito del disco "La Polizia s'incazza". Chiaro quindi che non si tratta semplicemente di un album di cover di colonne sonore di polizieschi anni 70. O meglio sarebbe riduttivo descriverlo come tale. Dentro ci trovi i derelitti di Scerbanenco, che assunto a padre del noir italiano finalmente smise di dar consigli alle casalinghe sotto pseudonimo su riviste femminili, ci trovi le accuse del cittadino sottomesso alle leggi di quel Mercato che si sta disintegrando, ci trovi i soprusi di una classe dirigente che insiste ad andar verso il baratro pur di grattare il fondo del nulla per arricchirsi un filo di più. Ci trovi lo sguardo di un amore sconsolato, fuori dal coro, che ti ricongiunge ad un'umanità meno aggressiva, sebbene non esultante.

Le dediche ai maestri, il forte radicamento ad una cultura finalmente esclusivamente italiana, il coraggio di mettersi in gioco nonostante l'altisonanza dei paragoni, divertimento, bravura. Ché i musicisti sono quelli che sono, parlarne sarebbe come fare una "telefonata" in sceneggiatura: ovvero parlare di cose scontate, che già si sanno. La cosa migliore che rimane da fare è ascoltarsi questo bel disco.

Commenti (25)

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  • Elisabetta De Ruvo 26/11/2008 ore 16:21 @eloisa

    mi aspettavo una critica del genere. e ti rispondo in tutta tranquillità.
    la frase che citi non è riferita alle tracce poliziottesche, ma semplicemente all'ultimo brano dell'album, "L'appuntamento", mi sembrava ci si potesse arrivare...
    Per quanto riguarda la musica del disco, se n'era già parlato diffusamente nell'intervista al gruppo, ecco perchè ho cercato di sviluppare una chiave d'interpretazione diversa nella recensione.

    that's all.

  • alsob 27/11/2008 ore 10:23 @alsob

    Direi che non è così semplice "arrivarci", almeno da quel che riporto qui sotto: ma se invece del comunicato da centro sociale si facesse un bel mea culpa sul perché la cultura di sinistra bollò all'epoca questi film come fascisti, e oggi cerca piuttosto comicamente di riappropriarsene?

    "Chiaro quindi che non si tratta semplicemente di un album di cover di colonne sonore di polizieschi anni 70. O meglio sarebbe riduttivo descriverlo come tale. Dentro ci trovi i derelitti di Scerbanenco, che assunto a padre del noir italiano finalmente smise di dar consigli alle casalinghe sotto pseudonimo su riviste femminili, ci trovi le accuse del cittadino sottomesso alle leggi di quel Mercato che si sta disintegrando, ci trovi i soprusi di una classe dirigente che insiste ad andar verso il baratro pur di grattare il fondo del nulla per arricchirsi un filo di più. Ci trovi lo sguardo di un amore sconsolato, fuori dal coro, che ti ricongiunge ad un'umanità meno aggressiva, sebbene non esultante".

  • Leo Pari 01/12/2008 ore 16:42 @leopari2

    Bello, molto ben suonato, sonorità fedelissime, però gli inediti sono troppo pochi!! Per chi possiede gli album originali da cui sono tratti i brani la sorpresa finisce presto, anche perchè non ci sono grosse rivisitazioni o nuovi arrangiamenti dei pezzi,ma ci si attiene ad una cover "para para" dell'originale.... diciamo che da cultore del genere avrei apprezzato molto di più un album con le stesse sonorità ma con idee nuove.... sarà per il prossimo?
    In bocca al lupo comunque

  • davide di maggio 26/08/2009 ore 23:07 @smashin211

    Un gruppo veramente fantastico..caspita bravissimi e persone fantastiche...grandi veramente!!!!!!!

  • Marco Biasio 08/06/2011 ore 15:32 @bisius

    Non sono cover para para (andatevi a sentire gli originali e paragonate gli arrangiamenti fra loro). I Calibro 35 uniscono grandiosa perizia filologica a consumata perizia tecnica e strepitoso affiatamento. Ci vuole gusto anche per sceglierli con cura, gli originali. Disco mitologico e poche storie...

    P.S. Dal vivo sono un orgasmo.

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