01/07/2009

L'estate appetitosa è presente, vigila, asciuga l'aria e assopisce col suo calore eccessivo e impassibile ai richiami di disperato refrigerio. E s'assottiglia la distanza dall'inverno, questo è un fatto. S'assopisce il mio occhio sinistro e il destro lo segue, tentando di trovare un motivo per muovere il capo o pensare, ma non è facile. Brani simil Verdena nel tessuto musicale e nello strascichio delle parole che diventano gomma da masticare abbandonata sull'asfalto bollente si intrecciano con pop da scuola media e indierock acerbo che allappa gli angoli della bocca al pari di un cachi non giunto a piena maturazione. I suoni banali e lasciati soli come cani in autostrada non riescono a esprimere altro che nulla, scimmiottando i gruppetti cool e inascoltabili che popolano certi canali satellitari con la speranza di conquistare il cuore di giulive teenagers. Passano i minuti e la voce diventa fastidio, la sezione ritmica sarà forse sdraiata su un'amaca e l'impressione è che nessuno abbia serie intenzioni di far musica gradevole e di struttura. Nessuna fiducia nel futuro dei Ghostchildren, un nome che evoca generi più metallici e si traduce in sottofondo al pari delle mosche che invadono ora il mio soggiorno.

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La recensione Ghostchildren - Recensione - New Delhi Grand Hotel (Demo vers.) di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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