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RECENSIONE
07/07/2009

Una parte in musica, l'altra narrata. E' questo l'immaginario artistico di Emanuele Martorelli, scrittore e musicista, autore di poesie, narrativa, cantante. Amante degli incroci letterari e musicali, l'autore romano cerca i fili di un mondo illusoriamente cambiato, diverso negli sguardi e nelle convenzioni, uguale nella sostanza. Introspezione e polemica sociale vivono in mondi separati, divisi da confini forse sfumati, forse no. Ingannati sicuramente.

Vivere il tempo, saperlo controllare, analizzarlo: un insieme di aspetti che vengono riproposti con ossessiva ripetizione, quasi fosse la radice di tutto, la sua intima essenza. Un tempo seviziato: dalla sua innata decadenza ("Cosa Resta"), alla sua ricorrenza storica ("Trapassato Prossimo"), fino alla sua importanza nei ricordi ("E' Portato").

Un lavoro discografico capace di manipolare la percezione del tempo, alimentando riflessioni e consapevolezze. Mostrando quanto siamo cambiati. Mostrando le nostre eterne ed immutate contraddizioni. Un tempo ossessivo come i ticchettii di un orologio d'epoca: infinito e costante. E mi viene in mente la recente intervista degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro e il loro istigare a non parlare solo dei cazzi propri, a contestare di più il quotidiano. Se anche voi sentite questa necessità, allora "Diario tragicomico…" è un disco che dovete ascoltare.

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