y:dk >> 2000 - Sperimentale, Indie, Elettronica

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I Technogod hanno lasciato, nella musica italiana del decennio passato, tracce sotterranee ma indelebili (i due album "Hemo glow ball" (1992) e, soprattutto, "2000 below zero" (1995) sono monumenti misconosciuti), e nella loro infaticabile attività di remixatori (limitandosi all'Italia sono passati per le loro indelicate mani i pezzi di Santo Niente, Bluvertigo, Casino Royale, Mau Mau, La Crus, CCCP, R.S.U. e tanti altri...) hanno raggiunto un livello di creatività ineguagliato.

Dj, musicista, produttore, remixatore, George Koulermos aka y:dk dei Technogod è stato co-fondatore e voce ("voiceovermatter", nel booklet dell'ultimo album) ed è oggi il solo superstite del quartetto originario: mentre si avvicina l'uscita del nuovo album con la vecchia ragione sociale, prevista per la prima parte del 2001, y:dk ha pubblicato per la neonata etichetta MOX/NHP il suo primo lavoro solista.

Se dell'approccio tipico dei Technogod resta l'eterogeneità dei contenuti sonori, il baricentro musicale si sposta in maniera sostanziosa: meno irruento, diffusamente cupo e a volte addirittura malinconico, spesso scarno e/o rallentato, ">>" unisce alla caratteristica cura meticolosa della struttura sonora, elaborata da y:dk con i contributi continui e determinanti di Loz e Phoeb, un utilizzo quanto mai multiforme e versatile della voce, che lascia spazio più di una volta all'uso quasi inedito della lingua italiana (l'unico precedente era datato 1996, quando con Sergio Messina/Radio Gladio i Technogod avevano pubblicato "L'anno del maiale", deciso attacco antiberlusconiano ancora tristemente attuale): il risultato è un caleidoscopio di sonorità differenti, dal quale già al terzo ascolto emerge un'innegabile e sorprendente coesione, difficile da pronosticare a partire dai mille riferimenti che saltano in mente ascoltando i singoli pezzi. C'è davvero di tutto, tenuto insieme da una voce che, al pari della musica, accantona almeno parzialmente l'approccio aggressivo che aveva caratterizzato l'esperienza Technogod (a maggior ragione dal vivo) a vantaggio di un cantato spesso scuro, sempre riconoscibile e all'altezza in ognuna delle diversissime prove che si trova ad affrontare.

"Vertigone" e "Indigo chamber" sono due strumentali dalle nette coordinate di un drum'n'bass mai estremo (nel secondo l'andamento ed un violoncello in evidenza ricordano i migliori Here) che ospitano in chiusura rispettivamente l'immortale monologo amletico e tre versi taglienti recitati da un sedicente Emidio de Maupassant (e visto che siamo a Bologna...), la suggestiva cover di "Walking on a wire" di Richard Thompson è solo voce intensa su un fondo continuo con qualche sporadico tasto di piano e lo sfrigolio di una saldatrice (accuratamente riportata nei crediti), "...then" è costruita in maniera analoga, "Passive attack" fin dal titolo (splendido) si colloca senza timori reverenziali e con buona riuscita dalle parti di Bristol metà anni '90, in "Narcissus" una poesia di Derek Jarman viene recitata dalla voce gelida e sibilante del computer su un fondo cupissimo riempito da un basso alla Bill Laswell, il ragtime di "Zheroes" (con Bowie che diventa "we could be heroes just for one more day, ma siamo zheroes rassegnati ormai") e "'Ndranghetto" sembrano piovuti direttamente da decenni lontani. In "My grief" e "Menagerie" ci si avvicina ad un hip hop sussurrato, strascicato, torbido, solo a tratti colorato da lievi aperture melodiche, mentre "72 virgins" mette in evidenza un piglio vocale alla Billy Idol (!?) e "Homecoming" è una magica e classica ballata triste con chitarra country; "Risvegli" è la riproposizione in italiano di "Come to" (Technogod e Dark Star), "Ya9" è un efficace ed accattivante omaggio al "sound elettrocrucco anni '80", e la soprendente cover destrutturata ("postpunk"?) di "Un giorno dopo l'altro" di Luigi Tenco ha un innegabile fascino obliquo.

Superato lo scoglio dei primi due ascolti, dai quali è davvero improbabile non uscire un po' disorientati, l'album scorre benissimo: davvero arduo identificare passaggi infelici, davvero facile perdersi tra troppe possibili candidature se si cerca di evidenziare i titoli migliori, davvero probabile ritrovarsi a far ripartire il cd subito dopo l'ultima nota. La varieta' di stili è gestita in modo esemplare, strutture ed arrangiamenti sono da antologia anche quando si fanno scarni o addirittura crudi, la voce lascia il segno, le atmosfere non sembrano mai fuori luogo anche quando si fanno davvero scure: sarà l'autunno, ma ">>" suona davvero bene.

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La recensione >> di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2000-11-22 00:00:00

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