04/12/2008

Ascolto il cd in macchina. Le dieci di sera. Dicembre e un freddo che ti congela le dita dei piedi. Parte la prima canzone e la nebbia fuori sembra diradarsi. Con "Fobia" mi sembra di tornare a Luglio inoltrato. Mare della Sicilia, costume insabbiato e danze sulla spiaggia fino al mattino. È il reggae che ti fa ondeggiare e battere le dita sul volante. Complice anche il riscaldamento a palla, il cd crea la giusta atmosfera. Bella voce davvero quella di Max Busa che spicca su tutta la base strumentale. Buoni anche i testi, soprattutto quelli in dialetto che sembrano evocare quel gusto esotico del Giamaico-Americano.

Tutto fila liscio per buona parte del viaggio. Poi però, ti rendi conto che dopo mezz'ora sei ancora alla traccia 6 e il paesaggio torna bruscamente invernale. Le palme si seccano, il mare s'increspa e le dita dei piedi riprendono la temperatura delle stalagmiti. La musica diventa la solita musica. Stessi giri di chitarre, stesse ritmiche, ritornelli già sentiti. E mancano ancora quattro brani alla fine del cd. Forse bastava compattare un po' di più il tutto. Perché ripetere gli stessi schemi per 10 tracce di seguito? L'ultimo brano, quasi un gospel, spegne definitivamente ogni ricordo estivo. Che peccato.

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