03/12/2008 di Giulia Roperto

Una gravidanza prolungata quella di "Gran Canaria '84". Ben due anni di incubazione e di attesa. Ma, come dire, se la pazienza è amara, il suo frutto è dolce. Le tenui, ma sostenute, melodie del pianoforte che aprono le orecchie all'ascolto entrano furtivamente nella testa e le parole le seguono a ruota, accomodandosi come se ci fosse un morbido divano ad accoglierle. E' tutto così surreale, ma allo stesso tempo così naturale. Quando il pesante traffico milanese ti logora, è terapeutico sentire queste canzoni, che via via si diluiscono una dopo l'altra senza nemmeno accorgersi di quanto siano delicate. Sonorità indie pop ben combinate ad elementi cantautoriali di altri tempi. Canzoni intrise di melancolia, intesa come un dolce oblio. Una leggera venatura di tristezza ci pervade, orientandoci alla pace ed all'introspezione. L'album si apre con "Hicaro", un inno ai sognatori dalle ali spezzate, fortemente ancorati al terreno dalla realtà plumbea ("Faccio tardi al lavoro..."), poesia pura. Inoltre, le collaborazioni con Dente e Moltheni, nelle rispettive tracce "Onde" e "Tu contro di me", sono i tasselli giusti che completano il quadro di queste atmosfere così ricercate ma allo stesso tempo così accessibili a qualunque ascoltatore. Interessanti, per di più, sono anche i giochi di chitarre, i synth, l'organo elettrico e gli archi sintetici che ritroviamo in quasi tutti i pezzi dell'album.
Un ottimo lavoro. Questi ragazzi ci hanno decisamente convinto.

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