Alberto Patrucco Chi non la pensa come noi 2008 - Cantautoriale

Chi non la pensa come noi precedente precedente

Da questo disco non mi aspettavo granché: ennesima rilettura di un mostro sacro, per giunta da parte di un cabarettista teatral-televisivo che non mi ha mai detto nulla. Mi attendevo marcette e suoni da fiera, cose da cantastorie ambulanti o giù di lì. E invece. E invece mi trovo nelle orecchie dodici tracce raffinate, mai banali o scontate, capaci di creare un mondo a sé e trasmettere parole e messaggi irriverenti e anarcoidi. L'abito da sera non frena infatti la forza di testi sanguigni e vitali, tradotti da Patrucco insieme a Sergio Secondiano Sacchi. Libero pensiero, trasgressione intellettuale, gioco e sesso sono le armi per scardinare il pensiero comune, per denunciarne la vacuità e cortocircuitarlo in nuovi meccanismi di senso. Inutile dilungarsi oltre sui testi: sono di Brassens, sono bellissimi e funzionano alla perfezione. Meglio tornare agli arrangiamenti: un esempio su tutti, "Stanze per uno svaligiatore", brano dedicato a un ladro che ha svaligiato l'appartamento dell'autore. Chi canta non prova rabbia, ma empatica vicinanza per un "onesto artigiano". Sarebbe potuto essere un brano in punta di chitarra, agrodolce e ironico. È invece un'ardita costruzione basata quasi esclusivamente su fiati e in cui Patrucco dà forse il meglio di sé. Perché Patrucco non è un cantante e si sente. Ha una voce particolare, che gratta e arranca su se stessa: lo si nota nei pezzi teatrali, figurarsi quando canta. In questo brano è perfettamente a suo agio, come nel pezzo conclusivo. Dove non convince è invece negli episodi più ritmati: "Quegli imbecilli nati in un posto", ad esempio, in cui fatica a trovare dosaggi e ritmi adeguati, o "Ventinove volte su trenta". In conclusione risulta proprio Patrucco l'unico elemento passibile di qualche difetto, emendabile però per la voglia di fare dimostrata nel mettersi al servizio di qualcosa di diverso e di grande valore. Perché in fin dei conti è questo il significato del disco: un'ottima operazione culturale, che si pone un obiettivo ambizioso e riesce a raggiungerlo.

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La recensione Chi non la pensa come noi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2009-02-27 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • voce68 12 anni Rispondi

    1) Sul commento qui sopra, che dire... Le canzoni di Brassens hanno piani di lettura e ironia che alcuni non sono in grado di cogliere. Ma scomodarsi a fare un commento per manifestarlo... vabè. In quella canzone Brassens non è contento di essere stato svaligiato, questo traspare chiaramente, ma prova (riuscendoci) a ribaltare la situazione per attaccare i veri criminali "quelli che stanno al di sopra della legge".

    2) In quanto alla bella recensione, mi piace notare la profondità dell'ascolto che c'è alla base. Dal mio punto di vista Patrucco canta bene in tutte. Ma questa è una mia personalissima opinione. Non sono un tecnico. Infine, su youtube ci sono una ventina di monologhi fatti da Patrucco in passato: in quanto a cabarettista puro ognuno può farsi un'idea. Alla faccia del "non mi dice nulla".

  • alsob 12 anni Rispondi

    "...un esempio su tutti, "Stanze per uno svaligiatore", brano dedicato a un ladro che ha svaligiato l'appartamento dell'autore. Chi canta non prova rabbia, ma empatica vicinanza per un "onesto artigiano"

    ...se questi sono gli approdi della "trasgressione intellettuale" di/alla Brassens, forse è meglio tornare al buon vecchio senso comune...