18/03/2009

Bello questo esordio della giovane crew Carnicats, che sta a significare i gatti della Carnia, la zona nord della provincia di Udine. E anche se lì batte poco il sole, in questo disco c'è una luce raggiante che emerge al primo impatto. Si tratta, infatti, di dodici pezzi freschi di hip hop con qualche immissione felice di reggae, che si ascoltano con piacere. Un intro come biglietto da visita e poi a seguire tante tracce variegate. Si parte convincenti con i battiti pulsanti di "Carnicats", che termina, tanto per rimanere in tema, con le tenere fusa, frrr frrr", dei gatti. E tra queste note entra davvero il sole. E anche l'allegria. E la melodia, che ci sta. Basta aspettare il pezzo successivo. Dalla finestra un raggio di sole dà nuova luce alle mie parole. Cerco le note che danno calore. Rime che non infiammano per originalità ma che possono vantare costruzioni metriche ben incastrate con le basi ritmiche e testi diversi che toccano tematiche attuali ("Solo in Italia le ingiustizie sono scoperte dalle Iene" in "Potere alla parola", condita delle osservazioni graffianti di Beppe Grillo). Storie difficili di vita ("Mai più soli"). La marijuana ("Non pesto l'erba che cresce nel mio giardino, io rollo i fiori e li appizzo con l'accendino. Rollala, fumala, passala"), l'inequivocabile significato di "Rose nere" è associato ad interessanti linee strumentali di reggae che danno vita ad un sound da far invidia alle dancehall. Più black e cattiva "La rivincita di Bruto", nonostante la comicità del testo: Bruto che riesce a fregare Braccio di Ferro strappandogli Olivia. E ancora il pezzo più pop, "Lei", il rap incisivo e le basi particolari di "Lacrime", il beat slow ed intenso di "Accadde domani"; "Suneta" che valorizza il dialetto locale attraverso un ritmo coinvolgente e un motivo molto solare. Chiude vibrante la bonus track, "Sarò Lì". Lavoro ben fatto, guys.

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