12/01/2009

Come ritrovarsi sul ponte di una nave, con le onde di burrasca e i tentacoli di una maligna creatura che ci trascinano alla deriva ("The Curse"). O svegliarsi improvvisamente dal brutto sogno della squallida vita quotidiana, ma scoprire che quelli che ci stanno fissando dall'alto del soffitto sono gli occhi di un vero spettro ("Your Miserable Life"). E ancora, la vana speranza di vincere alla lotteria per conquistare la sua scatola vuota a forma di cuore ("Lucky Horse"), o capire la necessità di quel sentimento color rosso sangue un attimo dopo averne versato l'ultima goccia ("Dead Love Rag"). E perchè no, aspettare la luce della luna per guardarsi dentro e cercare qualche rimasuglio di calore umano, per provare almeno a scaldarsi un po' ("This Is Not A Light").

Più che un riuscito omaggio al romanticismo gotico dello scrittore americano (in questo caso si ascolti in chiusura l'arrangiamento quasi "salgariano" della title track ad opera della Banda Rumorosa Bovesana), "Melville" è un oscuro e rabbioso viaggio nella gelida landa della solitudine: l'autocommiserazione dei ricordi non funziona in questo disco, perchè spaventa e annichilisce ancora di più se solo ci si prova. Non rimane che celebrare la sconfitta allora, urlare in faccia a tutti che ci siamo ancora, e la rabbia infinita sarà legna da ardere per far divampare uno splendido falò chiamato, nonostante tutto, Vita... e vedremo chi avrà più paura del fuoco, stavolta.

Tastiere spettrali, fuzz perforanti, una minimale batteria dal mood tribale, sinistri giri di contrabbasso e la splendida e disperata voce di Stefano Isaia fanno dei torinesi Movie Star Junkies una delle più sorprendenti realtà garage-blues della Penisola. Intossicatevi tutti, inalando per bene il denso fumo nero che si sprigiona da questo meraviglioso incendio.

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