18/12/2000 di Alessandro Fabbri

Ad un anno di distanza dal loro esordio discografico con San Marco, tornano a dar voce alle loro chitarre Bacco il Matto, quartetto di rockers bresciani della Val Camonica, con un CD ancora una volta orgogliosamente autoprodotto dal titolo Cercatori d’oro, un titolo non a caso, scelto da Ducoli & co. per suggellare questa nuova avventura musicale con la promessa di conquistarsi nuovi spazi musicali. Che questa volta abbiano scelto di fare le cose con un certo stile lo dimostra ampiamente il fatto che l’inchiostro dei caratteri della gradevole ballata conclusiva “Raffaella" appartiene ad un ospite di lusso come Chip Taylor dei Troggs che scrisse “Wild thing” e che verrà poi ripresa anche da Jimi Hendrix. E mentre la passione per la musica di Steve Earle, John Mellencamp e Calvin Russell viene tradotta in parte nei loro suoni ma senza eccessivi riverberi artistici nei loro confronti, anche i testi delle 9 tracce che compongono quest’album si mantengono su buoni livelli, pur se a volte non acquistano un peso specifico adeguato rispetto alla struttura portante del loro rock.

Sono solo particolari su cui la band dovrà lavorare per migliorarsi, ma di cui sono convinto saprà tenerne conto nel frattempo. In ogni caso il giudizio complessivo sull’album rimane buono ad iniziare da “Devi stare dalla parte giusta”, “Gesù mi ha chiesto di restare” oppure nelle storie di vita personali di “Vito malavita”. Riff chitarristico tipicamente italico invece in “Linea di confine”, mentre dai testi di “Ho trovato l’oro” emerge un ricordo alla canzone di Piero Ciampi, così come buoni motivi per qualche passaggio radiofonico se li meritano sia “Vita galera” sia la penultima “Mani nude”. Un valido appoggio ai quattro ragazzi bresciani viene anche da Roberto Ortolan della Eccher Band di Massimo Bubola, che ha il compito di irrobustire il sound chitarristico di 6 delle 9 tracce dell’album.

Se è perciò vero che il precedente “San Marco” soffriva talvolta di una certa mancanza di solidità nella struttura musicale e nelle liriche, altrettanto non si può dire per questo nuovo lavoro, dove le chitarre di Alessandro Ducoli e Nicola Bonetti si fanno più corroboranti ed incisive. In effetti il rock, basandosi solo su pochi accordi e rinunciando ad inutili sofisticazioni sonore, riversa quasi tutto il proprio carico di responsabilità sull’espressività dell’artista, che ha trovato nel frattempo modo e capacità di migliorarsi.

In sostanza il giudizio non può che essere positivo, premiando in parte il coraggio di una band come quella in questione, dove i ragazzi mantengono la sana convinzione che il rock non è morto come da più parti lo si vorrebbe intendere, confezionando un disco sano, godibile ed onesto con la riprova che per Bacco il Matto la strada intrapresa non tarderà a produrgli nuove soddisfazioni.

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