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RECENSIONE
25/03/2009

"Chiedi alle stelle: è tragico? Chiedi alle stelle: è comico?". Quando si parla di amore per i Gea c'è la necessità di immergere le mani lungo uno spettro infinito di sensazioni possibili; cromature variopinte, superfici vetrificate. Concept album dedicato proprio alle viscere amorose, questo quarto lavoro della band bergamasca (che esce in formato vinile) pesca dritto nelle diverse sfaccettature dei cuori che pulsano: dal sentimento gentile alla perversione estrema, dalla vicinanza affettuosa alla dipendenza di un legame insano. Il tiro è veloce, la ritmica potente, i riff sono naturali e hanno la fruibilità del rock'n'roll senza orpelli, ornamenti musicali che pietrifichino l'ascolto. La materia sonora è ben riconoscibile: una vocalità acida che sbraita contro la luna e traghetta il combo lombardo lungo ventate noise, tagli percussivi netti, spazi musicali asciutti in cui scaricare la giusta adrenalina. Le melodie sono spesso sporche, torbide, le parole si rincorrono, si carezzano e respingono vicendevolmente, mentre il cantato cerca la lingua giusta in cui incanalare umori ed espressioni (ora francese, poi inglese e infine lingua madre). Massicci muri di chitarra evidenziano una maturità artistica affinata da anni di esperienza, conservando però la freschezza di canzoni affilate, animate, dirompenti. E' un album compiuto, ben arrangiato, lineare che vira verso territori musicali omogenei e dà nuovo gusto e nuove armi (ironia) all'amore che disarma, che colma baratri emozionali, che ingentilisce se non ti uccide.

Tracklist

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