I l sapore che non t'aspetti da una band italiana è quello che i Soupaczar ti faranno assaggiare. Nessuna ruffianeria e molta sostanza con Ordinary, quite contrary, il nuovo disco dei quattro di Parma (in uscita a fine maggio per ForEars Records) porta per mano chi ascolta in un viaggio musicale sulle orme di talento illuminato da lucidità e originalità compositiva. Un percorso, il loro, che schiva la banalità, ma in cui la ricercatezza degli arrangiamenti non appesantisce di un grammo il piacere dell'ascolto. Perché questo è un album che si sogna di trascurare quella folata d'ironia che spettina sia i testi, tutti in inglese, che i live. Non a caso tutto il progetto Soupaczar è nato in circostanze inusuali: era il 2008 quando Giacomo Storci (voce), Ivan Torelli (chitarra), Francesco Sgorbani (batteria) e Luca Pitalobi (basso) si sono trovati coinvolti in una jam session a bordo di un barcone, durata fino alle prime ore dell'alba. Da quel momento i futuri membri del gruppo hanno scoperto un'affinità che poco dopo li avrebbe spinti a darci dentro sul serio e a fondare i "Soupa". Nei primi mesi del 2009, dopo un anno di live dal forte contenuto R&R, riversano su disco il loro repertorio realizzando The more you have the more you lose. Disco sostanzialmente live, pur essendo auto prodotto, viene apprezzato, grazie agli intensi concerti che hanno portato la band ad affiliare un nutrito zoccolo duro di fan. E se i primi due anni di lavoro hanno attinto a pieno alle sonorità pop-rock in puro stile '60s, a partire dal 2010 c'è stata la svolta. Sedotti e incuriositi da contaminazioni più indie ma con forti sfumature dance, hanno iniziato a comporre pezzi decisamente diversi rispetto agli esordi. Tra tutte, una canzone in particolare, So, mr Leary, you finally did it!, ha folgorato il duo di Djs dei Mushrooms Project, che ne hanno realizzato un remix delirante facendolo arrivare fino a Londra dove l'etichetta Under the Shade ha deciso di pubblicarla. E così il 29 settembre 2010 esce Mushrooms Project presents Soupaczar, vinile formato 12" contenente 3 remix curati da 3 diversi autori: i "funghetti", Ray Mang (un'icona nel panorama Nu Disco, che vanta remix di artisti come i Gorillaz e con il quale i Soupaczar si incontrano per dividere il palco durante il suo tour mondiale) e Richard Sen. Al gruppo, finora completamente indipendente, mancava solo il supporto di una label per riuscire a realizzare progetti più ambiziosi, vista anche la nuova vena alternative ormai pienamente adottata dai quattro. Ma la voglia dei Soupaczar di fare il cosiddetto salto di qualità non tarda ad essere soddisfatta: vengono, infatti, contattati dalla ForEars Records, che avendo sentito i loro brani sulla rete si dimostra interessata a produrli. Band ed etichetta s'incontrano in uno studio fiorentino, dove vengono eseguiti i pezzi forti del repertorio ma anche parecchio materiale ancora abbozzato. E sarà proprio questo a colpire maggiormente il produttore Daniele Landi che a fine settembre 2011 farà uscire il primo disco ufficiale dei Soupaczar. Quell' Ordinary, quite contrary (etichettato ForEars e distribuito da Family Affair) che, come anticipato all'inizio, è tanto quello che non t'aspetti in Italia quanto quello che all'Italia, musicalmente, mancava.