“Toni Bruna riporta tutto a casa e da lì riparte, va dove non va nessuno, dove nessuno a coraggio di andare. Senti sempre le solite frasi, che devi uscire, andare fuori, farti conoscere più lontano possibile. Lui invece manco per niente. Lui invece riporta tutto a casa.

Venitelo a cercare in queste strade deserte, venitelo a cercare tra i vecchi con i loro cappotti che sanno di pioggia e naftalina. Venite voi.“
- Andrea Rodriguez, Genius Online


Toni Bruna è figlio di esuli istriani insediatisi nella periferia della città di Trieste. Per questo semplice motivo scrive e canta nel dialetto che in quella città si parla.
La scelta del dialetto non mira quindi alla sua conservazione ma è una scelta determinata da circostanze naturali.
Il dialetto come elemento fondamentale della propria intimità, come il codice verbale appreso attraverso la naturale imitazione dei suoni percepiti sin dalla prima infanzia.
La propria lingua come unica lingua possibile.

Toni Bruna vive a tutt’oggi nella cittá di Trieste ma vorrebbe ritornare sul Carso dove ha trascorso la prima metá della sua vita, fa il falegname, mette insieme parole e musica, possiede una Ford Escort del ’92 che porta regolarmente dal meccanico.
C’è gente che gli chiede: ”che genere di musica è la tua?”. A questa domanda risponde abitualmente “perché dobbiamo parlare di certe cose?”.
Altre volte dice che si tratta di Folclore Immaginario.

“Formigole” è il suo esordio discografico, dieci tracce per un disco fatto in casa con cura e perizia artigianali.
Le sue canzoni sembrano non aver struttura, sono asimmetriche e inaspettate, costruite su un dettaglio, una parola, un suono su cui tutto si poggia e da cui cresce e si sviluppa il resto.

“La realtà che sfida l’immaginario maledetto quanto inventato di quelli che cantano l’eroina senza aver mai visto non dico una siringa ma neppure un limone. La sincerità contro il facile inganno del fingersi altro. Trieste non è Milano non è Bologna non è Berlino non è Londra non è New York. E non è il solito mucchio di Svevi Joyce AustriaUngherie Mitteleurope Piazze Unità. Trieste è anche Borgo e Baiamonti. Distributori di benzina abbandonati. L’impero delle formiche. Zombi vivi, non-morti forse morti. Raccontare l’irraccontabile con i suoni di un dialetto intransigente ma così dolce e così ricco. Quello che non capisci, quello che perdi dei testi lo recuperi con l’anima.

Una lingua nuova come non si era mai sentita prima. Le ombre le spine la polvere la notte l’erba le paure e la dolcezza. Santo Protettore di quelli che tornano a casa distrutti facci la grazia. Taumaturgo. Queste povere cose sono quello che abbiamo e brillano come oro.”

- Andrea Rodriguez, Genius Online




Tutta la base del disco, chitarra e voce, è stata registrata assieme al musicista e produttore triestino Abba Zabba in una casa isolata sulle Prealpi Bellunesi. Su quel materiale poi Toni Bruna ha prodotto e registrato il resto del disco, in una soffitta di via Rossetti a Trieste.
Hanno suonato assieme a lui: Marco Abbrescia le parti di contrabbasso con l’arco, Alessandro Martini quelle di contrabbasso pizzicato, ukulele e in “pai de la luce” le seconde voci, Massimo Tunin alla tromba e nella canzone che da il titolo al disco, al glockenspiel.
Il missaggio è stato effettuato da Toni Bruna e Abba Zabba sempre a Trieste, mentre del mastering si è occupato Marcus Rossknecht.

A completare l’opera un altro artista triestino, Jan Sedmak, responsabile del disegno della copertina.