Il secondo disco dei Ciliegia Suicidio è un manuale di litanie scalcinate, dal suono colloso e dal sentimento puro
In una scena abbastanza significativa di Springsteen - Liberami dal nulla il Boss confessa a un suo amico che “Suicide” è stato uno dei migliori dischi mai fatti. Ci piace pensare che questa stessa idea sia frullata nella testa dei Ciliegia Suicidio quando hanno deciso di chiamarsi così, accostando due traduzioni: quella dell'assonanza di una canzone fondamentale, e quella del nome dell'altrettanto fondamentale gruppo che la cantava nel 1977. Cheree Suicide, Cherry Suicide, Ciliegia Suicidio. In questo trionfo di giochi quasi enigmistici Gabrio ed Elisa hanno già vinto.
è la nostra storia la scriviamo insieme è il secondo disco del duo, perfetta prosecuzione de i mostri col cazzo che si nascondono sotto alle lenzuola. La continuità è sonora, ma è anche nella lunghezza molesta dei titoli. Tutti ingredienti che spingono il progetto Ciliegia Suicidio verso le stanze del disagio sonoro, della morbidezza d'arrangiamento, che si incolla all'orecchio fondendo elementi acustici, elettronici, e due voci che a volte sembrano solo una, altre volte sembrano addirittura tre.
In questa musica, lo-fi fino alla morte, no-wave in modo fortemente naif, non esiste un sentiero principale da seguire, e ci si trova circondati da rumori e parole seducenti, non sempre comprensibili, come in una foresta di simboli che tanto piaceva ai poeti francesi di due secoli fa. Magari Rimbaud si ascolterebbe i Ciliegia Suicidio, tra una bestemmia e un cicchetto d'assenzio, e noi ci interesseremmo a loro grazie a lui. Ma visto che il maestro è morto, siamo soli e persi dentro queste tredici tracce che dicono un sacco di cose insieme, e che appendono all'amo un'urgenza espressa in modo stranissimo.
Se i gruppi showgaze venivano chiamati così perché suonando si guardavano le scarpe, i Ciliegia Suicidio potrebbero essere definiti "floorgaze", perché per come suona, la voce di Gabrio ed Elisa sembra che sia soffiata contro il pavimento. Forse è per questo che questo disco suona come una raccolta di materiali presi da terra e ordinati sulle piastrelle di casa per essere fotografati. Non c'è un ordine giusto, eppure questa disposizione ci piace senza un reale motivo.
Nel suo districarsi tra un pezzo e l'altro è la nostra storia la scriviamo insieme svela momenti riconoscibili a passaggi oscuri e fuori dalla portata della razionalità. Ecco comparire in Parte 1 il riff di I Need My Girl dei The National, ecco il suono di una fisarmonica in (fuoridalsogno), forse un canto di sirena, forse un richiamo da pifferaio di Hamelin. Ma allo stesso tempo ecco sbucare stralci di testo che richiamano principesse, xilofoni e skit ambient disorientanti.
Nella disposizione musicale disordinata e tenera dei Ciliegia Suicidio è nascosto un segreto che va scoperto ascolto dopo ascolto, con la stessa goffa cura con cui Gabrio ed Elisa hanno assemblato è la nostra storia la scriviamo insieme. Con il rischio di finire troppo in profondità, con il rischio di piangere anche un po', vale la pena di seguire questi due folli dal passo lento, di seguire la loro chitarra classica scalcinata che si perde tra mille altri suoni, vale la pena di sforzare l'orecchio per cogliere le parole di fiore, l'incisione di una canzone sul cuore. Rime baciate commoventi da fine scuola, cheree.
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La recensione È la nostra storia la scriviamo insieme di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2025-11-28 02:17:00

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