Laago! Le fasi del sonno 2019 - Psichedelia, Indie

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L’insonnia, gli anni ’90. L’immaginario pop di Lagoo! è decisamente interessante.

Si parte con uno spoken word di Bob Nastanovich dei Pavement. Ancora qualche minuto di attesa ed eccone in arrivo un altro, questa volta curato da Jason Lytle, frontman dei Grandaddy. Due speech per sublimare, rievocare, restituire vita agli anni ’90. O meglio, all’indie-rock degli anni ’90. Cercati, voluti, raggiunti con la mediazione di qualche email strappalacrime. Potenza dei social, che avvicinano tutti e rendono le cose semplici, democratiche, persino belle.

“Le fasi del sonno” è l’esordio sulla lunga distanza di Laago!, progetto creato e sorretto da Andrea Catenaro. E lì dentro c’è il suono dei ’90. Soprattutto ci sono le chitarre. In un momento in cui  sembra che non se le fili più nessuno o quasi. Non è questione di nostalgia. E nemmeno di infilarsi in un buco per il solo gusto di andare controcorrente. Catenaro è cresciuto a pane e Pavement, a focaccia e Pixies. Le distorsioni, il rumore, le convergenze parallele con la melodia lo hanno convinto a cercare una terza via, in grado di tenerlo legato al presente a e al pop degli anni ’00. Basta sentirlo cantare il musicista romano, con quella voce pulita e così it.pop. D’altra parte, il suono, il suo suono, non è mai aggressivo. Certo, ci sono momenti in cui si sale di tono (i clangori de “Il mostro di Cleveland”, per esempio), ma è la leggerezza a scorrazzare tra le tracce dell’album. Legato, in un certo qual modo, a reminiscenze british, a una psichedelia ondeggiante (l’attacco di “Pioggia sporca”, l’andamento caracollante della title-track), a spruzzate di elettronica gentile (“Niente”), a una paranoia ipnotica, notturna e minimale (“Occupato”), a una allegria contagiosa (“Mantra”).

L’ex Jacquieres costruisce e ricostruisce usando l’alt-rock di fine secolo scorso come un grimaldello per impreziosire una forma canzone frizzante, incisiva e, se vogliamo, libera dagli schemi, lontana da qualsiasi rigidità. Un obiettivo raggiunto con la complicità di testi ironici e al tempo stesso amari, a volte spiazzanti, ricchi di suggerimenti da cogliere al volo (“Viviamo separati o separiamo i dischi, e allora sappi che durerà”), di verità scomode (“Le persone più tormentate sono le migliori”). “Le fasi del sonno” è un album sul diventare grandi, sulla solitudine, sulla gioia di vivere, su quell’insonnia capace di renderci inerti e poco propensi ai cambiamenti. Un album che ci prende per mano, che sa come proteggerci dal buio.

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La recensione Le fasi del sonno di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2019-10-30 19:31:00

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