Doris Aquaventum 2019 - Rock, Post-Rock

Aquaventum precedente precedente

Un esordio tra post-rock e psichedelia per la band pugliese che fa della malinconia sonora la propria bandiera

Le sommesse riflessioni di una chitarra solitaria aprono le danze di “Aquaventum”, debut album dei Doris sfornato lo scorso ottobre, a circa tre anni di distanza dell’ep omonimo i cui tre quarti dei brani sono stati rimaneggiati e inseriti in questo primo lavoro sulla lunga distanza.

Il quartetto tarantino ci accoglie all’interno della sua musica evidenziando sin da subito un’indiscussa predilezione per i suoni e gli umori mutuati dagli anni 70, riletti alla luce delle esperienze apprese nei Nineties ma attraversati da sguardi più moderni che si riflettono soprattutto sulle linee vocali. Le dieci tracce di “Aquaventum”, alimentate a pane e post-rock insaporito da ingredienti psichedelici, viaggiano comunque lungo binari nostalgici anche per la loro attitudine ad inerpicarsi su linee melodiche malinconiche e sofferte, che costruiscono scenari sonori dolorosi e tormentati. L’acqua e il vento che si incontrano e si fondono nel titolo scatenano così un uragano impetuoso di trame strumentali che travolge tutte le dieci tracce trasportando l’ascoltatore in un vortice di inquietudine e angoscia.

Davide Esposito (chitarra e voce), Giuseppe Calvano (chitarra), Fabrizio Fiore (basso) e Massimo Lucchese (batteria) dialogano tra loro sugli argomenti proposti generalmente dalle chitarre, sperimentando anche tempi dispari e soluzioni articolate che evidenziano una scrittura attenta a scansare il già sentito. Da segnalare la presenza del violoncellista albanese Redi Hasa che sfuma con le delicate ombre del suo strumento i brani “Valentine”, “Invisible” e soprattutto l’intensa title-track.

 

---
La recensione Aquaventum di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-01-26 17:50:48

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia