Les Belmondo Rue St. Honoré 2022 - Punk, Dark

Rue St. Honoré precedente precedente

L'ep d'esordio dei romagnoli Les Belmondo parte da storiche basi noise-punk e post hardcore per calarsi nella contemporaneità a suon di contenuti

In Italia ci sono diverse belle realtà che operano al di fuori dei riflettori, anzi attingono proprio a una sacrosanta verginità da fantomatiche imposizioni di mercato per scavare tra i meandri delle cantine e tirare fuori nuovi esperimenti di genere e stile compositivo. Una di queste non può che essere la WWNBB – acronimo di We Were Never Being Boring, un nome che è davvero tutto un programma – da tempo attiva in qualità di aggregatore per cultori di do-it-yourself desiderosi di avere a che fare, però, con prodotti di qualità.

E a proposito di qualità, strettamente legata a riferimenti storici evidenti ma, al contempo, portati avanti da tentativi di aggiornamento continuo, suscita sincero interesse una tra le più recenti uscite provenienti dalla label in questione.

Rue St. Honoré, primissimo Ep per i Les Belmondo, è infatti un lavoro di notevole impatto, breve e fulminante ma ricco di spunti interessanti per sviluppare idee e visioni su possibili scenari futuri. Volutamente prossimo a un'idea di lo-fi in grado di prestare fede alle proprie origini attitudinali, i cinque brani che costituiscono la struttura di Rue St. Honoré scorrono lisci ma anche frastornanti, fedeli alla linea ma pure capaci di sconfinare fuori dal seminato paterno quel poco che basta a personalizzare, finché possibile, concetti legati anche a concezioni oniriche, poetiche e psicologicamente influenti nella lettura di un presente visto sotto occhi ben diversi rispetto a quelli della comune opinione.

Di impostazione primordiale basso-chitarra/voce-batteria, il trio romagnolo propone una sana miscela di noise-punk e post hardcore che guarda alle proprie spalle ma cerca, appunto, di crearsi un posto tra le viscere del presente per calare in tavola argomentazioni non facilissime da identificare col solo metro della razionalizzazione del tutto. Al raggiungimento di un tale risultato contribuisce – benissimo – l'utilizzo della lingua francese e una direzione stilistica che non nasconde affatto una provenienza a metà via tra Husker Dü meno melodici, Gun Club e Birthday Party, con escursioni al fianco anche del primissimo Nick Cave solista nei frangenti più hard blues in acido, che comunque si sposano sapientemente anche con un curiosissimo scontro frontale tra sprazzi di rockabilly e contorni strutturalmente semi-stoner.

Interessante, incisivo e mirabilmente coinvolgente per sembianze e dinamica. Avercene, di così saggi e influenti, anche nell'underground.

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La recensione Rue St. Honoré di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-01-26 17:03:08

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