STARGENESIS AURORA 2022 - Rock, Progressive, Metal

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Ottimo esordio per il progetto prog metal di Michele Vissani e soci. Nulla di particolarmente innovativo, ma quanta sincerità e purezza di idee nella struttura e nei contenuti

Ipotizzare un viaggio astrale alla ricerca dell'origine delle stelle, piegando lo spazio e il tempo al volere delle proprie intenzioni di redenzione umana, per quanto lontana dalla superficie terrestre eppure così vicina a un sentire individuale in eterna simbiosi col recupero di una precisa identità personale e, di conseguenza, di un sostanziale ruolo nel mondo, nel qui e ora dell'esserci per noi stessi e per gli altri, in quella infinita giostra che chiamiamo 'vita' e che, in fin dei conti, ci vede tutti ai nastri di partenza con pari caratteristiche in quanto tutti accatastati sulla stessa barca di un divenire in preda alle onde del sopravvivere quotidiano.

Di questo e, in parallelo, anche di altro parla Aurora, interessante e, a tratti, coraggioso album di debutto – non singolo, non Ep: Deo gratias! – degli Stargenesis, stimolante progetto veneto portato avanti dal polistrumentista Michele Vissani, coadiuvato da Valeriano De Zordo e Daniele Ferretto per ciò che concerne la conformazione di un sound prettamente progressive metal che, se da una parte si allinea a una scuola di pensiero forse un po' trascorsa e incastonata in specifiche dinamiche di genere e di stile, dall'altra apre una fetta dei propri orizzonti verso sponde non poi così scontate come si potrebbe supporre in via preventiva. Ne consegue un lavoro pregevole quanto a dimostrazioni di 'savoir-faire' in sede compositiva e strumentistica, magari un filino impantanato in alcune scelte raltive a certe situazioni testuali ma, senza dubbio, diretto nel proprio scopo basilare – il richiamo ai maestri di settore – e, fattore più importante, aperto a incursioni esterne non distanti nella conformazione di un'architettura complessiva mai stancante né ripetitiva, anzi ampiamente coinvolgente in certe scelte melodiche di pari passo con soluzioni più 'heavy' o meglio ragionate in termini di corposità sonora complessiva.

Non si deve cadere nel tranello innescato dal pop metal di Gioie stellari, dove alcune escursioni sintetiche possono rischiare di offuscare la luminosità di dinamiche puramente progressive in termini di arrangiamento. L'ispirazione, infatti, appare chiara fin dalle prime battute successive, dove la scuola Dream Theater e Labyrinth mette nero su bianco le ariosità di composizione e rispettiva esecuzione tecnica. Che non è mai – attenzione – una scusante per eventuali mancanze di idee o coperture uditive di varia sorta, ma – anzi – si propone come caratteristica rivelatoria per escursioni verso altri stili e altri generi concorrenti alla strutturazione di una complessità talmente eterogenea da rendersi semplice nelle sue capacità di assimilazione.

Ne è una buona dimostrazione, ad esempio, l'utilizzo di blues ballad con sprazzi funk sviscerato in Allo spazioporto, così come anche l'opzione per sbalzi psichedelici tendenti al formato canzone – seppur mutevole e camaleontico – di Aurora, o l'impostazione acustica rivolta a un recupero folk in chiave minore in stile ultimi Opeth (Anima).

Ma è proprio da questo punto in poi che comincia a maturare una certa passione per l'esternazione di certe tendenze verso una eterogeneità multiforme. La scuola Opeth, quindi, si rende anche lievemente retroattiva verso le esperienze di Damnation con inserti di Deliverance – come nel caso di Libertà – ma si riserva importanti diramazioni che partono da un primo vero tassello puramente prog in scia con primi Dream Theater e Fates Warning, per poi arrivare a incursioni acustico-psichedeliche e folk-prog di fine '60 (Soli), toccare mete power tutt'altro che prevedibili e non impermeabili sia a influssi NWOBHM che a contaminazioni letteralmente classiche (Confini all'orizzonte), per poi lasciar sfociare il tutto verso complesse ma coinvolgenti derive prima ambient, poi cantautorali, poi hard rock e infine magistralmente classic metal (la splendida suite finale Ricordo chi sono).

Non sarà nulla di innovativo né chissà quanto sorprendente in un panorama artistico saturo di idee e, forse, anche di contenuti, ma che respiro e quanta grazia nel credere ancora nella purezza delle sensazioni più intime e viscerali come baluardo di difesa per il divenire umano.

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La recensione AURORA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-12-15 22:35:02

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