Beppe Spinelli Storie Nucleari (ovvero il capitalismo è distratto, qualcuno si salva) 2022 - Lo-Fi, Grunge, Alternativo

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Una libreria di immagini dal passato, tra riprese di Caputo lo-fi, cultura trash remixata, pubblicità anni '60 e tanto altro. Beppe Spinelli mette in scena un circo folle studiato nei dettagli per stupire a ogni traccia

Beppe Spinelli, musicista torinese con due lavori alle spalle, era già stato notato per la sua ironia immersa in un tripudio di influenze musicali inaspettate e spiazzanti, ma oggi riesce comunque a sorprendere con Storie nucleari (ovvero il capitalismo è distratto, qualcuno si salva). Prima caratteristica inusuale dell'album è il sottotitolo - già di per sé non comune - che sembra indicare il filo rosso che accomuna gran parte dei brani, costruiti a partire da frammenti audio della cultura pop dello scorso secolo. In questo modo Storie nucleari risulta anche opera interpretativa, offrendo una rilettura del passato inedita e provocante.

Nel mondo folle e a tratti nonsense di Beppe Spinelli una canzone può nascere da uno spot televisivo degli anni '60 - è il caso di Intermezzo pubblicitario - come da un'intervista trash di Gianni Piras. Questa viene trasformata in un remix techno in maniera del tutto inaspettata portando chi ascolta al cuore di Storie nucleari. Un mosaico di elementi che non avrebbero mai comunicato tra loro si staglia su uno sfondo di rock ironico in stile Elio e le storie tese che contamina l'approccio generale di Beppe Spinelli.

Tra queste tessere che il musicista torinese è incredibilmente in grado di orchestrare spiccano musica elettronica, lo-fi, funk-rock, sonorità disco e sfumature che spaziano dal jazz alla musica latina. Un genio folle che raccoglie in 14 brani - già questa una scelta inusuale - una prospettiva totalmente altra sul mondo dello spettacolo e della musica. Solo a partire da questa posizione è possibile fondere in Bene e Gassman - una canzone dalla forte impronta trap - una ripresa di I Want It That Way dei Backstreet Boys e un frammento di un'intervista a Carmelo Bene e Vittorio Gassman.

Se c'è una sola cosa che non ci si deve aspettare da un tale album è un'esplicita dichiarazione di intenti. Lungi dal voler spiegare nel corso del proprio lavoro il motivo per cui queste composizioni sono nate o quale sia l'obiettivo del disco, l'ambiente ipnotico, che circonda chi ascolta brano dopo brano, si legittima e si motiva da sé. È completamente autoreferenziale e perciò performativo. Non vi si trova una spiegazione, una serie di indizi immediatamente chiari sulla natura del lavoro. Semplicemente e spontaneamente è così com'è, una posizione alternativa alla visuale che quotidianamente abbiamo sul mondo.

È così che Beppe Spinelli si rende completamente libero da etichette e generi, conquistando il privilegio di poter passare dall'utilizzo sfrenato di un'enorme quantità di sintetizzatori a chitarre funky passando per percussioni e campionatori senza ripetersi mai. Un lavoro immenso che rende Beppe Spinelli un vero artista scomodante, in grado di dare vita a un'opera unica.

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La recensione Storie Nucleari (ovvero il capitalismo è distratto, qualcuno si salva) di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-12-23 00:00:00

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