Selflore L’immagine che ho di me 2023 - Rock, Emo, Shoegaze

Disco della settimana L’immagine che ho di me precedente precedente

Muri di chitarre e melodie vocali per un esordio che convince parecchio nel suo ermetismo dei sentimenti. Un inno al senso di mancanza

La cover sembra essere un fotogramma estrapolato da uno di quei film arthouse che flirta col genere quasi del tutto, fino a finirci totalmente dentro. Il film di passaggio di un grande autore europeo che sente il bisogno di aprirsi al grande pubblico, tenendo nel cuore uno stile granitico, ma con una sceneggiatura efficace alle spalle. Una casa quasi totalmente ricoperta dalla neve, è questo il connotato grafico che i Selflore vogliono dare al loro primo disco, L'immagine che ho di me.

E sono gli stessi Selflore a suonare come un ibrido tra la voglia di creare muri di suono granitici, e lo sciogliersi nella melodia del canto, cosa che li avvicina per forza di cose all'idea che hanno sposato i Gazebo Penguins negli ultimi tempi, ma anche - per una somiglianza di timbro - ai Ministri più introspettivi e oscuri. Chi li ha sentiti dal vivo nelle uscite che hanno avuto nell'ultimo anno sa che si tratta di una compressione di suono che nasce per essere sparata su un palco, musica che nasce per il live, per alimentare una scena, quella screamo/post-hardcore, che vive di comunità e di concerti.

L'immagine che ho di me ha un inizio strepitoso, con una doppietta di tracce, Ragnatela e Bordeaux, dove è soprattutto la seconda a entusiasmare, grazie a quel "Terra bruciata/Fantasmi", urlato come nella più pura tradizione Hc. A questo incipit concitato segue una necessaria apertura, Lavanda, già uscita a inizio settembre come singolo, e poi Terraria, un missile brevissimo che fa da intermezzo tra le due parti di un disco molto conciso e abbastanza ermetico nelle parole.

In questi 22 minuti l'ermetismo coinvolge non solo le parole ma anche i sentimenti, perché i versi delle canzoni sono ristretti, lasciano trasparire riflessi di sensazioni, ed esplicitano solamente il senso della mancanza, dell'assenza, declinato in diversi modi, a tratti commoventi, a tratti rabbiosi. "Come normalizzare l’assenza del rumore di casa / la sensazione che non potrà più tornare / aver perso una parte di te", tutto ciò viene dalla strofa centrale di Bordeaux, e simboleggia il senso umano di questo esordio dei Selflore, che nel finale torna a picchiare con pesantezza grazie a muri di chitarre mai messi in discussione. Judoka è il riassunto, il tirare le fila prima di spegnere le luci, prima di spegnere il camino della casa in mezzo alla neve. Si può dormire sonni agitati, come pesci fuor d'acqua.

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La recensione L’immagine che ho di me di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2023-09-29 00:00:00

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