Un debutto glaciale che, tra post-punk e ansia digitale, osserva le nostre piccole identità frammentate
"È come se i Joy Division avessero iniziato a scrivere i loro pezzi in Drop D". È questa la frase che meglio può riassumere Restless Analogue, primo singolo dei Grimace of the White Fly, gruppo milanese nato nell’estate del 2024 dall’incontro tra i fratelli Mario Moscotto (chitarra e voce) e Giovanni Moscotto (batteria) con il bassista Diego Vermiglio.
Il pezzo d'esordio del trio lombardo si presenta infatti come un vero e proprio anello di congiunzione tra ilpost-punk tagliente e minimale dei (già citati) Joy Division e l’alternative rock ansiogeno sfoderato dai Radiohead in Bodysnatchers. In che modo? Mescolando un giri di basso ipnotici e glaciali di Peter Hook con groove di batteria motorik à la Phil Selway, talmente dritti e insistenti da non sembrare quasi umani. Un tappeto strumentale dove nulla è decorativo, sul quale la chitarra asciutta e ricca di attacco di Mario Moscotto si lancia in riff ruvidi e granulosi che, a tratti, sembrano letteralmente grattare via il cerume dai nostri padiglioni auricolari.
Su questo intreccio sonoro, che sembra sempre sul punto di collassare come un cuore che batte troppo forte sotto il peso dello stress, i Grimace of the White Fly compiono un ulteriore parallelismo con il quartetto di Salford, stendendo strofe introspettive e claustrofobiche che osservano, senza mai offrire soluzioni, il sopravvento della comunicazione digitale sulle relazioni umane. Una serie di tecnologie nate per avvicinarci che, paradossalmente, hanno finito per rendere i nostri contatti con l’esterno sempre più filtrati e superficiali.
Eyes that follow, but never see
The fractured pieces I try to be
A puzzle's missing part, a plea
Insecurity, a lock without a key
Cantano i Grimace of the White Fly nel loro singolo d’esordio. Restless Analogue è un brano che, con fredda rassegnazione, ci sbatte in faccia le nostre identità sempre più anonime, fratturate tra un’anima (ancora?) analogica e una realtà ormai completamente digitalizzata.
Un debutto eccellente che, giocando per sottrazione, riesce a mettere in parallelo il proprio algido vuoto sonoro e l’isolamento che, giorno dopo giorno, scegliamo di costruirci, guardando gli schermi dei nostri PC e smartphone invece di entrare realmente in contatto con gli altri.
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La recensione Restless Analogue di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-11 23:24:39

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