RobbèChiacchiere da bar2025 - Cantautoriale, Folk

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Folk d’autore, in bilico tra sarcasmo e coscienza sociale, che ritrae un’Italia ormai appesa a testa in giù.

Per la copertina di Chiacchiere da bar, il suo nuovo disco, Robbè, al secolo Roberto Doto, sceglie di vestire i panni dell’Impiccato e di appendersi a testa in giù davanti al bancone di un bar, con le pudenda coperte solo da una chitarra acustica.

Proprio come nell’omonima carta dei tarocchi, le sette tracce che compongono l’ultima prova sulla lunga distanza del cantautore – un po’ pugliese, un po’ lucano, un po’ campano, ma bolognese d’adozione – raccontano i piccoli, grandi sacrifici quotidiani delle persone comuni che abitano questo Paese.

Tra contraddizioni, fatiche e resistenze silenziose, l'album mette al centro la piaga sociale del lavoro sottopagato, figlio prediletto delle dinamiche distorte di un’economia che sorride ai ricchi e sputa in faccia ai poveri (Un Paese civile e Primo Maggio) e il dolore devastante che la morte di una persona lascia in eredità a chi, volente o nolente, deve restare (Male moderno), dando spazio anche al tema, sempre attuale, della difficile integrazione dei migranti nel tessuto sociale italiano (Restare a casa).

Eppure, in mezzo a questa selva di difficoltà, Robbè riesce a ritagliarsi uno spazio per la luce. In che modo? Invocando l’importanza di restare uniti, di sostenersi a vicenda (Liberami, cantata insieme a tabascomeno), oppure osservando con un sorriso amaro i potenti del mondo sfilare per il G20 di Matera, guardati dal balcone di casa, a torso nudo (Nicola).

Piccoli gesti, immagini quotidiane e storie vere sorrette da un lirismo conscious, sospeso tra serietà e sarcasmo, che Doto affianca a sonorità figlie di un folk d’autore di chiara matrice gucciniana. Pezzi costruiti attorno allo strumming della chitarra, arricchito da strumenti profondamente legati alla tradizione musicale italiana, come pianoforte, fisarmonica e violini, che contribuiscono a creare atmosfere palesemente nostrane.

A conti fatti, Chiacchiere da bar si presenta come un lavoro indubbiamente impegnato, in cui le parole occupano un ruolo centrale nell’economia musicale del disco. Un album sospeso tra sonorità vintage e tematiche estremamente moderne, figlie di un presente becero che – purtroppo, o per fortuna, a seconda dei punti di vista – continua a offrire tanti, troppi spunti a cantautori come Robbè per scrivere canzoni di protesta.

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La recensione Chiacchiere da bar di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-17 21:42:46

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