Un viaggio sonoro tra psichedelia, elettronica e post-rock.
Il nuovo brano di Palma De Majorca con Zannunzio si dispiega come un viaggio iniziatico tra luci e ombre, un percorso che sfida i confini tra psichedelia, elettronica e territori post-rock. Dieci minuti sospesi tra introspezione e catarsi, che scandiscono il tempo con una precisione quasi rituale, tracciando la mappa sonora di un universo emotivo profondo e complesso.
L’ascolto inizia con un tappeto sonoro tenue, quasi impercettibile, in cui i suoni si stratificano lentamente, con delicatezza chirurgica, aprendo lo spazio a modulazioni e texture che raccontano un’inesorabile discesa verso un abisso interiore. Ogni elemento si aggiunge al precedente con naturalezza, come se l’evoluzione del brano fosse già scritta nel silenzio che la precede.
Allo scoccare dei sei minuti, un vuoto sospende il respiro dell’ascoltatore: una pausa che pesa quanto l’attesa stessa, un silenzio che amplifica l’imminenza di ciò che verrà. La successiva esplosione sonora investe i sensi con la potenza di un wall of sound che richiama l’epica tensione del climax di “Mogwai Fear Satan”, ma filtrata attraverso l’estetica singolare di questo progetto.
“The Monolith Of Sorrow” si impone come un monumento sonoro nella discografia di Palma De Majorca, una prova di maturità artistica che fonde tecnica e pathos in maniera inscindibile. Un’opera che lascia tracce profonde, imponendosi con la calma determinazione di chi conosce la propria identità e la porta all’estremo senza compromessi.
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La recensione The Monolith Of Sorrow (feat. zannunzio) di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-13 07:15:02

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