Un disco artigianale e luminoso che trasforma la canzone in luogo abitato.
Pietra di Sole arriva come un oggetto trovato lungo la strada, levigato dal tempo e capace di scaldare il palmo: un lavoro che rifugge l’urgenza dell’attualità per scegliere la durata degli affetti. Qui la musica sembra nascere da gesti quotidiani, da stanze abitate, da viaggi fatti senza fretta. Le parole hanno l’odore dei luoghi familiari, la voce si muove con passo umano, mentre le canzoni si aprono una dopo l’altra come cartoline spedite da un Mediterraneo interiore.
La scrittura procede per immagini minime e precise. Affetti, scoperte, incontri si trasformano in racconti brevi, sospesi tra memoria e presente. Il suono attraversa territori diversi con naturalezza: il funk si intreccia alla pizzica, la samba appare come un’eco lontana, mentre chitarre flamenche e tamburi costruiscono un dialogo caldo, mai esibito. È una musica che viaggia senza esotismi, guidata da una curiosità gentile e da un senso profondo di appartenenza.
Registrato tra Roma e la Gallura, il disco conserva la doppia anima dei luoghi in cui è nato. Da un lato la città, con il suo ritmo irregolare e le sue attese, dall’altro una terra aspra e luminosa, capace di restituire silenzi e vento. L’insieme prende la forma di una meteora affettiva: attraversa il cielo della canzone d’autore contemporanea e si posa al suolo con la semplicità di un gesto fatto per condividere, senza clamore.
Le tracce più rappresentative raccontano bene questa poetica. La title track si muove come una dichiarazione d’intenti, luminosa e domestica insieme. “Tempo perso” scava nel valore dell’inutile apparente, restituendo dignità ai minuti che sfuggono alle agende. “Pizzicando” diventa un punto di contatto tra corpo e racconto, danza e memoria, radice e apertura. Ogni brano funziona come una piccola crêuza, un sentiero che conduce al mare comune delle emozioni.
In fondo, questo lavoro sa di infanzia, di viaggio e di restanza. Parla a chi parte e a chi rimane, a chi cerca e a chi custodisce. È un album fatto a mano, libero nel senso più pieno del termine, che affida alla musica il compito di tenere insieme intimo e collettivo. Una pietra capace di trattenere il sole, lasciando sulle mani una luce che dura anche dopo l’ascolto.
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La recensione Pietra di sole di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-18 08:22:31

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