Un disco da vivo che, tra tradizione e modernità, omaggia e ristruttura la canzone napoletana.
Mostrare al pubblico, anche al di fuori del golfo che l'ha vista nascere, che la canzone napoletana non è una reliquia da museo. È da qui che si muovono i Suonno D’Ajere, trio nato nel 2016 dall'incontro tra Irene Scarpato (voce), Marcello Smigliante Gentile (mandolino e mandoloncello) e Gian Marco Libeccio (chitarre).
Un progetto che il trio partenopeo porta con il suo ultimo disco, Live in Quartet, nell'autentica immediatezza della dimensione dal vivo. Si tratta - come il titolo suggerisce - di un album registrato al Teatro Trianon-Viviani di Napoli, nel marzo dello scorso anno. Un’esibizione "casalinga" - fatta su un palco che conserva ancora il passaggio di giganti come Totò, Mario Merola e i fratelli De Filippo - nella quale i Suonno D’Ajere hanno scelto di affiancare al loro storico trio il percussionista Salvatore La Rocca.
Sette tracce in cui il gruppo si confronta con alcuni classici della tradizione partenopea, tentando un’operazione di re-immaginazione che trova i suoi risultati più convincenti in Ammore Busciardo e Munastero ’e Santa Chiara, tracce di apertura e chiusura del disco.
La prima viene infatti trasformata in un blues drammatico e passionale, attraversato da assoli di slide guitar di Libeccio che spostano l’asse emotivo del brano originale — radicato nel racconto della Napoli del dopoguerra — verso una sofferenza più ampia, quasi universale, capace di evocare le stesse ferite che animano la storia musicale afroamericana.
Con la cover di Munastero ’e Santa Chiara, i Suonno D’Ajere si spingono invece nei territori lisergici del rock psichedelico, grazie a una lunga coda strumentale sostenuta da un ipnotico riff di chitarra elettrica, su cui si intrecciano i vocalizzi di Scarpato e gli assoli di mandolino di Smigliante Gentile.
Decisamente più tradizionale, complice anche un uso più rigoroso di strumenti più canonici del repertorio napoletano, è l’approccio del gruppo agli altri brani presenti nella tracklist del disco. In pezzi come A Gelusia e Presentimento, l’orecchiabile romanticismo della canzone napoletana incontra infatti la carnalità di quella spagnola, ammiccando a ritmi e fraseggi che rimandano alla passionalità di flamenco e copla.
Anche se la spinta più radicale verso la reinterpretazione prende una forma più concreta in due dei sette brani, Live in Quartet resta un album in grado di catturare l'indubbio talento di artisti che alla musica si rivolgono dandole del "tu". Un lavoro che conferma come la canzone napoletana se affidata alle mani giusto, sia ancora uno specchio fedele della città che l’ha generata: un luogo capace di assorbire culture, suoni e tradizioni provenienti da ogni parte del mondo, restituendole con la propria, inconfondibile voce.
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La recensione Live in Quartet di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-11 22:33:40

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