Tra romanticismo dark e indie pop sofisticato, un pezzo che eleva la carnalità a forma di resistenza emotiva.
È un bisogno viscerale e irrinunciabile di contatto fisico - fatto di morsi, abbracci e carezze - la pietra d’angolo su cui GIIN ha deciso di edificare Come ti voglio, il suo nuovo singolo pubblicato da Giungla Dischi su distribuzione Artist First.
A più di un anno di distanza dall'EP d'esordio Correre, la cantante romana - al secolo Ginevra De Tommasi - torna con un brano che suona come un vero e proprio j'accuse contro l’anestesia emotiva del nostro becero presente. Un mondo sempre più intrappolato in soluzioni tecnologiche che promettono connessioni, ma finiscono per alimentare distanze, solitudini e relazioni abuliche.
Ed io rifiuto la realtà
L'apatia che ci hanno spinto in gola
Chi non si emoziona
Potrà provare la gloria
Di una perversione nuova
L’apparenza è padrona
Canta GIIN nel suo ultimo singolo. A questa presa di posizione contro la nostra moderna passività, De Tommasi allega una pruriginosa richiesta di "carne", intesa non come semplice desiderio fisico, ma come bisogno profondo e universale di entrare in contatto totale con l’altro. Un percorso che utilizza il piano corporeo come porta d’accesso a quello spirituale, dando forma alla confessione di una giovane donna (e artista) che rivendica il diritto di desiderare, di nominare il proprio corpo e la propria "fame" con spudorata genuinità.
Questa tensione viene trasformata in musica, alternando strofe intrise di quel romanticismo new wave e darkeggiante dei primi The Cure, e ritornelli che, pur mantenendo una forte vena malinconica, si aprono a scenari più argentini, in grado di richiamare la sofisticatezza indie rock à la Phoenix. Il risultato è un equilibrio ponderato tra giri di basso profondi e groove batteria secchi e incisivi su cui si innestano chitarre che oscillano tra chorus eterei e arpeggi chimey, dando respiro e movimento al brano.
Come già accaduto per i singoli e dischi recensiti negli scorsi mesi, GIIN conferma un'indubbia qualità sia sul piano della performance che su quello della produzione in studio, mostrando però ancora una certa propensione al citazionismo sonoro. In Come ti voglio, tuttavia, questo aspetto risulta attenuato dalla riuscita giustapposizione tra chiaroscuri sonori, in grado di donare una buona dinamica tra strofe e ritornelli. Le influenze restano riconoscibili, ma una spinta creativa verso un’identità artistica più definita inizia a farsi sentire. Avanti così.
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La recensione Come ti voglio di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-23 00:00:00

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