Un disco d'esordio in cui coerenza, pop rock e consapevolezza femminile la fanno da padrone.
In un presente musicale ormai schiavo di una costante pretesa di novità, dove mescolare suoni e stili sembra spesso l’unica via per sembrare "diversi" e distinguersi a tutti i costi, è rassicurante imbattersi, di tanto in tanto, in un album che sceglie la coerenza, che procede con passo sicuro verso una direzione precisa e riconoscibile.
È proprio questo il caso di Bigger Man, disco d’esordio di Sofia Gobbi, cantante italo-americana che, tra il Belpaese e la California (stato natale della madre), ha scelto il cosmopolitismo di Londra come base operativa per la propria carriera. Scritto e prodotto dalla stessa Gobbi insieme ad Andrea Mastroiacovo, l’album raccoglie dieci tracce che, restando quasi sempre entro la canonica durata dei tre minuti, si muovono all’interno di un pop rock caldo e disinvolto, fatto di chitarre crunchy al punto giusto, groove asciutti e melodie squisitamente catchy.
Un impasto strumentale radiofonico ma mai patinato che, per dare qualche coordinata, guarda a quella scena musicale d’oltreoceano divisa tra mainstream e alternative: da Sheryl Crow e Lenny Kravitz fino ai Wolf Alice e Olivia Rodrigo. In questo immaginario sonoro ben definito Sofia Gobbi intona, con la sua voce dal timbro chiaro e naturale, strofe e ritornelli che mettono spesso al centro una rivendicazione esplicita di autonomia e consapevolezza femminile, seguendo un sottotesto che, già nella copertina del disco - ispirata al celebre manifesto Rosie the Riveter - suona come un costante "Girls do it better".
In Bigger Man, la musicista italo-americana sottolinea infatti il bisogno di affrancarsi da uomini incapaci di stare davvero al fianco di una donna, convinti di avere molto da offrire ma in realtà emotivamente immaturi o fuori fuoco (Your Mom e Bigger Man) e allo stesso tempo l’urgenza di affermare la propria identità senza più ridursi, adattarsi o "insegnare" come si ama (Trouble e Not Your Girl). Un percorso di emancipazione tutt'altro che lineare, in cui trovano spazio anche fragilità, ricadute e contraddizioni del desiderio (That Ass!) ma anche una maturità emotiva che permette di guardare a una relazione tossica come una ferita da cui rinascere, in cui le crepe lasciate dal dolore non vengono nascoste, ma riempite simbolicamente d’oro, secondo la filosofia del Kintsugi giapponese (With Gold).
Con questa sua prima prova sulla lunga distanza, Sofia Gobbi dimostra come semplicità e immediatezza possano essere oggi più che mai una mossa assolutamente vincente, non un limite. Perché Bigger Man è un disco che non cerca mai di stupire con paroloni o inutili calembour musicali, preferendo una coerenza lirica e sonora così rigorosa da sfiorare, a tratti, una vera e propria abiura di sé. Il risultato è un album di pop rock compatto, sincero e dal respiro internazionale, capace di offrire in meno di mezz’ora un ascolto godibilissimo, che scorre via con incredibile naturalezza.
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La recensione Bigger Man di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-18 19:20:53

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