Odd SocksWe are not Old Socks2026 - Rock, Indie, Britpop

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From Rome with love: un indie rock britannico nato nella Capitale, tra chitarre jangly, melodie catchy e un’identità fieramente “spaiata”.

Se c’è qualcuno che può permettersi di dire "quanto cazzo sono British?", non è di certo quella sciagura musicale di Tony Effe, ma gli Odd Socks. Perché We are not Old Socks, primo EP sfornato da questo giovane quintetto romano, è una sfacciata dichiarazione d'amore verso le sonorità partorite dalla scena alternative inglese all'inizio degli anni Duemila.

Cinque tracce costruite su chitarre brillanti, figlie della jangliness à la The Smiths, intrecciate a linee di basso discrete ma ricche di groove. Un tandem strumentale che trova una solida sponda in una batteria asciutta e punchy, in grado di dettare il passo di ogni brano con una precisione quasi chirurgica, grazie a colpi di cassa-rullante dritti come un fuso. Melodie orecchiabili e leggere, che volgono il proprio sguardo alla scena britannica di inizio millennio, divisa tra gli ultimi colpi del britpop e quella nuova ondata indie rock cavalcata da band come The Kooks, Wombats e Libertines.

Una fedeltà all’estetica sonora "british" capace di emerge anche sul fronte testi, cantati in un inglese pronunciato in maniera tutto sommato dignitosa. Certo, quando la voce del frontman Andrea Catania non è smussata o arrotondata dal riverbero, uscendo più dritta e asciutta dal mix (come in Stubborn), lascia trapelare una traccia del suo accento romano, anche se non in maniera eccessivamente fastidiosa. Diciamo che siamo decisamente lontani dal temibile "People from Ibiza effect" reso tristemente famoso da quella sciagurata meteora di Sandy Marton.

Dettagli tecnici che possono sembrare inezie, ma per cui bisogna pagare pegno quando si decide di scrivere testi in inglese: una lingua più flessibile dell’italiano, sì, ma che pretende coerenza. Se imbocchi una strada lessicale "più facile", devi essere praticamente perfetto nell’interpretazione. In parole povere: vuoi cantare in inglese? Canta come un inglese.

Piccole (ma necessarie) sciacquate di panni nel Tamigi a parte, We Are Not Old Socks è un disco che funziona davvero bene. Nonostante attinga a piene mani da una stagione musicale che ormai viaggia verso la sua ventesima candelina, questo EP sfodera una catchiness irresistibile, capace di accarezzare i nostri padiglioni auricolari con melodie fresche, leggere e di pregevolissima fattura.

Una prima prova sulla media distanza con cui la band ribadisce la sua natura adorabilmente scapigliata: un progetto fieramente "spaiato", che sembra quasi giocare sul fraintendimento del proprio nome. Cinque anime "Odd" - non "Old", mi raccomando - che non cercano un'altra metà perfetta, ma un incastro, una comfort zone in cui cui sentirsi a casa. E con un debutto così, sembra proprio che gli Odd Socks l’abbiano trovata.

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La recensione We are not Old Socks di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-02 15:52:52

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