Un disco intenso e vulnerabile che si muove tra crepe emotive, tensioni e fragili spiragli di luce, dove chitarre ed elettronica accompagnano una scrittura tagliente e necessaria.
Per anni, Giorgio Ciccarelli è stato molto più di un semplice ingranaggio negli Afterhours: era una tensione costante, una crepa nel suono, una voce capace di sporcare e rendere umano anche il momento più levigato della band di Manuel Agnelli. Il suo passaggio dentro album come Ballate per piccole iene e Padania non è stato solo contributo: è stato attrito, identità, direzione.
Ma è lontano da quell’ombra ingombrante che Ciccarelli trova oggi una voce ancora più nuda, più esposta. A luci spente è un disco che non si limita a essere ascoltato: ti si avvicina, abbassa la voce, e poi colpisce dove fa più male.
La title track, che si apre come una confessione sussurrata nel buio, è sostenuta da trame sonore eleganti e tese, pronte a incrinarsi da un momento all’altro. Le chitarre graffiano, incidono, soprattutto in “Peccati”, dove la materia sonora si fa più ruvida, quasi nervosa. E quando entrano le ombre elettroniche, come nel finale di “Nessuno è niente”, il disco prende una piega straniante, come se la realtà iniziasse lentamente a disfarsi.
Ciccarelli si muove su un crinale emotivo instabile: “Dentro il vuoto” è un precipizio, un brano che non offre appigli, mentre “Muori e sei vivo” gioca con una luce ingannevole, più accessibile ma attraversata da una sottile inquietudine. In “Difficile come ogni cosa” affiora una tensione letteraria che richiama l’urgenza espressiva di Emidio Clementi, ma senza mai perdere una voce propria, riconoscibile, necessaria.
A rendere il tutto ancora più incisivo è la scrittura di Tito Faraci, che costruisce testi taglienti, mai indulgenti, capaci di attraversare il dolore senza anestetizzarlo.
Interamente suonato e prodotto da Ciccarelli, “A luci spente” è un atto di esposizione totale. Non c’è filtro, non c’è protezione. Solo un artista che sceglie di restare dentro le proprie crepe e di illuminarle quel tanto che basta per farci vedere anche le nostre.
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La recensione A luci spente di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-28 08:27:16

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