SANTACHIARA_ Mini Market 2026 - Rap, Pop, Indie

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Un disco in grado di fare guerrilla marketing dentro il gigantesco supermercato della musica pop.

Con l’esposizione continua che ogni giorno subiamo (o cerchiamo) soprattutto dai social media, ci stiamo lentamente trasformando in prodotti fatti di ossa e carne. Impacchettati in post, fotografie e reel, finiamo su scaffali digitali come articoli stipati nella corsia di un supermercato, in attesa di "essere scelti" dai consumatori con un like o un commento.

È questo l'amaro ragionamento da cui SANTACHIARA, al secolo Luigi Picone, ha deciso di partire per scrivere Mini Market, il suo nuovo disco. Pubblicato dalla partenopea Suonivisioni, l’ultimo lavoro del cantante nato ad Alberobello e cresciuto nel quartiere di Napoli da cui ha preso spunto per il suo alias artistico, è un vero e proprio j'accuse contro l’ipermercificazione della musica e, per estensione, della vita contemporanea.

Quella di Picone non vuole però essere una critica moralista, urlata dall’altro lato del marciapiede, ma un vero e proprio "sabotaggio dall’interno". Per il lancio del suo nuovo album, SANTACHIARA ha infatti scelto di stare "dentro il supermercato", tra scaffali e asettiche luci al neon, usando le stesse regole del gioco per metterle in discussione. 

Una mini-operazione di guerrilla marketing, in grado di diventare essa stessa parte integrante del concept. I tre singoli di lancio (Non li vedi mai, Addio settembre e Non mi invitare), usciti a strettissimo giro nei primi mesi del 2026, sono accompagnati da cover che sembrano pubblicità strappate dal volantino di discount. Una bibita gassata, una pizza surgelata, una birra da 33 cl: immagini fredde, iper-riconoscibili e banalmente quotidiane. Roba da scaffale, in grado di riflettere come ormai anche le canzoni non sono altro che prodotti da piazzare in una promo 3×2.

Un battage che serve a incorniciare un disco di undici tracce capaci di inglobare al loro interno una scrittura fresca, valorizzata da una produzione di pregevolissima fattura, firmata da Stefano Juno Bruno. Mini Market si muove perlopiù in territori sospesi tra rap e indie à la Frah Quintale: flow morbidi e ritornelli killer che si incollano all’ippocampo (Non li vedi mai, Non mi invitare e Staresopra).

Un campo di gioco ad alto rischio di "tackle manierista, che Picone riesce fortunatamente a dribblare alzando lo sguardo verso altri lidi: dalla catchiness dell’itpop di metà anni Dieci (Cane e coda) ai ritmi dembow del reggaeton (Ruggine), passando per le sincopazioni elettroniche in stile UK garage (Nessuno).

Un ensemble di chitarre acustiche ed elettriche, synth, batterie, drum machine e i tasti bianchi e neri del pianoforte che, per più di mezz’ora, concorre alla costruzione di melodie maledettamente orecchiabili su cui SANTACHIARA innesta con la sua voce diretta e confidenziale rime, strofe e ritornelli immersi fino al collo nella realtà di tutti i giorni.

Versi dominati da un situazionismo quotidiano, che raccontano la frustrazione di chi per la propria crush non conta nulla (Non li vedi mai), il peso della famiglia nella definizione della propria identità (Imprevisto), e storie d’amore corrose dal tempo in cui si continua a incastrarsi e graffiarsi, pur sapendo di non poter cambiare davvero le cose (Addio settembre e Ruggine).

A conti fatti, Mini Market è un disco pop compatto e coerente, ma in grado di racchiudere al suo interno una piccola filiera di sonorità sotto un’unica grande insegna: proprio come i supermercati a cui si ispira.

Un album che, nonostante l'attitudine dichiaratamente mainstream e una campagna promozionale curata fin nel minimo dettaglio, riesce a risultare credibile nella sua critica alle storture dell’industria musicale: quella che vorrebbe trasformare tutto in prodotti ready-to-eat da consumare in tutta fretta. "Marketing? Lo stai facendo nel modo giusto." E qui, per fortuna, anche la musica non è da meno.

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La recensione Mini Market di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-04 15:53:44

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