Un esordio ombrosamente elettronico, che segna la rinascita di un gruppo che pare abbia finalmente trovato la propria strada.
Ci sono momenti in cui fermarsi è l’unico modo per capire se ciò che stiamo facendo ha ancora senso. E spesso, facendo quel necessario "passo indietro", si scopre che la strada imboccata non era poi così sbagliata: bastava soltanto guardarla con occhi diversi. Ed è proprio da un proficuo cambio di prospettiva che i Montreali sono partiti per scrivere Non riesci a starne fuori, il loro disco d'esordio.
Prodotta in completa indipendenza insieme a Livio Magnini, storico chitarrista dei Bluvertigo, la prima prova sulla lunga distanza del duo composto da Gianluca Marchionne e Matteo Bassan arriva infatti dopo "una pausa di qualche anno, utile a definire la sua nuova identità musicale".
Una sosta riflessiva che il duo romano ha trasformato in un mannello di dieci tracce sospese nelle opalescenti sonorità delrock elettronico. Quaranta minuti scarsi di ascolto, dominati da synth, drum machine e bassi MIDI volutamente cupi e "sporchi", dal retrogusto quasi industrial. Un trittico elettronico che in pezzi come Depistaggi, Stereo e Le Nostre regge gran parte degli arrangiamenti.
Dentro quest'anima decisamente sintetica, i Montreali decidono però di innestare anche un controparte "materica", affidata alla presenza (più discreta ma comunque percepibile) di una chitarra elettrica che in alcuni frangenti - Non riesci a starne fuori, Partner e Centottanta - riesce persino a ritagliarsi uno spazio da co-protagonista.
Il risultato di questo gioco di contrasti tra analogico e digitale è un disco che sembra nato da un incontro clandestino tra i Depeche Mode di Some Great Reward e quella frangia indie rock britannica più incline all'elettronica, pattugliata da band come Kasabian e Klaxons. Un mix squisitamente anglosassone da cui però i Montreali riescono parzialmente a discostarsi grazie a un corpus di testi interamente in italiano.
Strofe e ritornelli furbescamente "di larghe intese", abbastanza aperti da permettere a chiunque di riconoscersi dentro quell’incrocio instabile di spleen, disillusioni e seduzioni che abita la post-adolescenza: quel caotico e complesso cuneo anagrafico che si frappone minaccioso tra giovinezza ed età adulta.
Con Non riesci a starne fuori, i Montreali dimostrano di essere un progetto in grado di pescare atmosfere dal passato come dal presente, costruendo un suono ibrido, vespertino e sorprendentemente seducente. Un disco che ci ricorda, nell’epoca dei ritmi folli imposti dall’industria discografica, che l’unico modo per fare buona musica sia prendersi il proprio tempo: quello necessario per farla bene.
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La recensione Non riesci a starne fuori di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-28 19:26:51

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