Un disco imprevedibile che, tra chitarre, drum machine e deviazioni elettroniche, vive e si nutre di continui depistaggi.
Se si dovesse paragonare Assalto, il secondo disco di Querva (al secolo Jean Michel Sneider), a un film, la scelta ricadrebbe con ogni probabilità su Dal tramonto all’alba. A poco meno di un anno e mezzo da Nelle nere densità del parco, il nuovo progetto messo in piedi dal musicista romano classe ’93 - già apparso sulle pagine di Rockit qualche anno fa con lo pseudonimo Bolo Mai - torna con un album che ama procedere per continui depistaggi.
Come il cult movie firmato da Robert Rodriguez, che dopo un inizio in stile thriller-pulp on the road si trasforma in un horror splatter, Assalto ama togliere all'ultimo la sedia da sotto il culo di chi lo ascolta, proprio quando si è ormai accomodato nella convinzione di aver capito dove il disco stia andando a parare
Il cuore del lavoro è indubbiamente crossovernel suo essere costantemente in bilico tra spinte analogiche e digitali. Nella prima parte l’ago della bilancia pende decisamente verso il primo polo, grazie alla presenza più marcata di chitarre e batteria che guidano il suono verso territori più immediati e fisici. Partendo dall'accessibile vitalità del pop rock di Basta Una Notte, il disco si affaccia infatti alla spigolosa grooviness dance-punk à la Death From Above 1979 di Spiriti, al garage rock "sanguigno" e bluesy di Luminare (cantata insieme alla band laziale Le Larve) ma anche a malinconiche ballate tessute tra le sei corde di un'acustica (Forever).
È però nella seconda metà che il disco cambia veramente pelle. Qui i ritmi "materici" della batteria lasciano progressivamente spazio a quelli più "sintetici" della drum machine. Questo mutamento viene suggellato da brani più spinti verso panorami elettronici, in cui la house si mescola alla psichedelia (Se Non Ci Fossimo Svegliati Mai), scivolando senza soluzione di continuità nell’etereo ipnotismo di un trip hop arricchito da suggestioni orientaleggianti di flauto e guzheng (Howl, Create & Fly Higher).
Un viaggio digitale che prosegue prima in direzione di una synthwave che, di volta in volta, si fa più minacciosa, avvicinandosi all’industrial depechemodiana (Sospesi) o all’elettropop (Ostile) poi verso i bassi profondi e sincopati della trap (Sogno). Non mancano tuttavia brevi ritorni verso territori più analogici, come accade in Primavera: una magnifica piano ballad che trova il suo momento di massima spannung in un assolo di chitarra elettrica piazzato nella coda finale, regalando uno dei momenti più suggestivi dell'intero disco.
A tenere insieme le tessere di questo mosaico di generi e stili talmente articolato da essere a tratti spiazzante ci pensa la voce di Sneider: un flow melodico che, nel fare da collante, aggiunge paradossalmente un’ulteriore sfumatura urban al già ricolmo calderone sonoro che è Assalto.
Passando invece al piano narrativo, il disco è cadenzato da una serie di skit inseriti nela sua tracklist come una specie di segnaletica nascosta: brevi inserti vocali e rumoristici che, in modo a volte sibillino, orientano l’ascolto verso le varie tematiche trattate in questo album. Il risultato è un lavoro eterogeneo anche dal punto di vista lirico, che alterna riferimenti alla religione vudù (Spiriti) a messaggi di resilienza contro il becerismo del nostro presente (Luminare e Se Non Ci Fossimo Svegliati Mai).
Ne emerge il ritratto di un mondo in cui "i mostri sognano la vita eterna e dei bambini sognano la morte" (Dove i bambini non sognano più [skit] e Sogno), in cui la sopravvivenze è legata a filo doppio con la vicinanza degli altri, intesa in termini di amore (Forever) e di amicizia (Capitano // Ragazzi Stupendi).
Assalto è un disco che trova nel suo estremo eclettismo la propria chiave di volta. Diciassette tracce in grado di dimostrare l’indubbio talento di Querva nel mescolare le carte in tavola, rifiutando di sedersi sugli allori di un singolo suono, genere o argomento. Ed è forse proprio questo il suo pregio più grande: ricordarci che, ogni tanto, imbattersi in un disco capace di prenderci in contropiede - uno di quelli che a metà ascolto ti fa pensare "Ok, non ci ho capito un cazzo" - è ancora una delle esperienze più stimolanti che la musica possa regalarci.
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La recensione Assalto di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-12 12:26:17

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