TREE-OIl sapore del sapere2026 - Cantautoriale, Elettronica, Pop rock

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Tra vocoder, spoken word e dark wave, un singolo che inciampa ma sa comunque farsi ascoltare.

Il sapore del sapere, il nuovo singolo di TREE-O, progetto musicale dietro cui si cela il cantante e polistrumentista padovano Cristiano Turato, è un pezzo fatto di tanti alti e altrettanti bassi. Prodotto da Forgiacose su distribuzione Lossless, l'ultimo brano dell'artista veneto, forte di oltre trent’anni di carriera e di esperienze in gruppi di primo piano - su tutte quella come voce dei Nomadi tra il 2012 e il 2017 - mette sul tavolo una serie di soluzioni che oscillano tra intuizioni felici e passaggi meno convincenti.

Nei suoi quattro minuti scarsi di ascolto, il brano prova infatti a tenere insieme parecchi elementi diversi. L’apertura è affidata a un fingerpicking di chitarra acustica talmente compresso da risultare quasi artificiale, come se provenisse da uno dei preset di un software in stile GarageBand: un suono levigato fino all’eccesso, che finisce per togliere un po’ di respiro all’attacco dello strumento.

Poi però entra in scena un refrain in cui il tempo sembra quasi sospendersi grazie all’intreccio tra i gorgheggi di Turato, saturi di riverbero, e una seconda voce robotica filtrata da pesanti strati di vocoder. A conti fatti, uno dei momenti più riusciti del brano, in cui la produzione trova il giusto equilibrio dinamico tra strofa e refrain.

Nel mezzo TREE-O decide però di inserire un intermezzo in spoken word che, tra critica sociale "di larghe intese" e invocazioni divine, scivola a tratti in una retorica motivazionale dal retrogusto new age, non troppo distante dai jovanottiani moti di reazione alle avversità sociali e personali à la Penso positivo

E che sia pace zio
Dacci la pace Dio
Togli l’osso a questi cani
E quei milioni di fratelli carne da cannone
Portali nelle tue mani, sospingili fino al cielo

Decanta TREE-O nel suo ultimo singolo. Nel finale, il pezzo riesce con un ultimo colpo di reni a riprendere fortunatamente quota. Il merito è di una coda strumentale capace di trascinare la traccia fuori dal mood pop rock cantautorale della prima parte. Qui il suono si dilata e diventa più lisergico, grazie a un riuscito gioco di squadra tra synth e sequencer che spinge l’atmosfera verso i territori ipnotici e ombrosi dell'elettronica dark wave degli Editors.

In definitiva, Il sapore del sapere è uno di quei brani che fanno drizzare le orecchie e storcere il naso quasi nello stesso momento. Una sequenza continua di buone intuizioni e passaggi meno centrati che, pur allontanando il pezzo dal "prodigio suonato, cantato e arrangiato in una notte" con cui Turato lo presenta, gli conferiscono comunque una personalità ben riconoscibile, capace di farlo uscire dal paludoso pantano dell'indifferenza. Cosa non da poco, visti i tempi che corrono.

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La recensione Il sapore del sapere di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-11 15:03:33

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