EvocanteTempi moderni2026 - Cantautoriale, Electro, Rock d'autore

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Coscienza politica e parole dirette, contro un suono che non sempre regge l’urto.

Un costante attingimento a corsi e ricorsi storici e musicali, trasformati in un corposo cluster di pezzi che cerca di riflettere l'ansiogeno caos che aleggia sul nostro becero presente. È questo il modus operandi che Vincenzo Greco, in arte Evocante, ha cercato di seguire durante la creazione di Tempi Moderni, il suo ultimo disco.

Prodotta da Dialettica Label su distribuzione La Stanza Nascosta Records, l'ultima prova sulla lunga distanza del cantautore calabrese di nascita e romano di adozione si snoda infatti attraverso quattordici tracce immerse con assetto variabile nella strettissima attualità. Brani in grado di spaziare dalla crescente disattenzione con cui oggi viviamo la musica (Hey tu, da non confondere con il semiomonimo pezzo dei Pink Floyd), al continuo e inquietante riaffiorare della nostalgia per i "bei tempi" del fascismo, anche tra gli scranni dei nostri palazzi del potere (Aria di formalità).

Un racconto in grado di spingersi al centro di quel cimitero sommerso pieno di corpi e relitti di barconi che risponde al nome di Mar Mediterraneo (Troppo poco), fino ad arrivare alle profetiche parole di Pasolini, che più mezzo secolo fa intravedevano i tratti di una società dei consumi capace di omologare pensieri e comportamenti meglio di qualsiasi dittatura (Persongente).

Ad ogni modo, il fulcro narrativo di Tempi Moderni è senza ombra di dubbio il conflitto israelo-palestinese, cristallizzato nella quadrilogia di pezzi - da ascoltare come un'unica suite - formata da Scarpette rosse, Vittime e carnefici, Ricorsi criminali e Alza il livello. In questo poker di tracce Evocante racconta di quel crudele gioco delle parti consumatosi negli ultimi ottant’anni in cui, alla luce delle azioni del governo israeliano nella Striscia di Gaza, le vittime dell’Olocausto e degli orrori dei campi di concentramento sembrano slittare sempre di più verso il ruolo di carnefici. Una tensione che in Ricorsi criminali si condensa con grande forza, grazie a un claustrofobico snippet in cui le voci di Adolf Hitler e Benito Mussolini si intrecciano con quelle di Benjamin Netanyahu e Donald Trump, dando vita a un collage semi-strumentale cupo e soffocante.

Questo indubbio impegno lirico allinea Tempi Moderni a quel cantautorato militante che non ha paura di esporsi e di fare nomi, rifiutando di adagiarsi in una comfort zone fatta di versi "vaghi" o fuori fuoco. Un ardore che, purtroppo, si scontra con una controparte musicale non sempre all’altezza. In alcuni passaggi - Aria di formalità, Alza il livello e Troppo poco - le linee vocali sembrano muoversi come entità autonome, quasi slegate dalle rispettive strutture strumentali, creando una certa frizione tra il ritmo del pezzo e il modo in cui le parole vengono enunciate.

Un attrito che, al posto di amplificare, finisce talvolta per smorzare il pathos infuso da Greco nelle tracce del suo ultimo disco. Questo neo emerge ancora di più se confrontato con il tris di cover (sfornate una dietro l'altra) composto da Conviene dei CCCP, La domenica delle salme di De André e Gente in progresso di Battiato, dove l'incastro tra gli arrangiamenti e la voce di Evocante - al netto delle sue carenze tecniche - è indubbiamente più centrato ed efficace rispetto agli inediti.

A conti fatti, Tempi Moderni è un disco che ha il coraggio di puntare il dito contro i responsabili di un mondo che sembra costantemente sul punto di implodere, attraversato da guerre, tensioni politico-economiche e derive culturali sempre più preoccupanti. Nel momento in cui questo corpus di testi viene tradotto in canzone, la sua audacia rimane parzialmente azzoppata da una resa sonora imprecisa, a tratti quasi "amatoriale", specie se messa in relazione a un musicista cresciuto nell’orbita del leggendario Folkstudio di Roma, fucina di artisti abituati a trattare la musica con la stessa confidenza delle parole.

Dopo molteplici ascolti di questo suo ultimo LP, una cosa è certa: se in futuro Greco dovesse dedicare alla controparte musicale la stessa cura che riserva alla scrittura di strofe e ritornelli, il suo progetto cantautorale potrebbe diventare, a tutti gli effetti, impermeabile a qualsiasi critica.

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La recensione Tempi moderni di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-12 01:04:06

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