FunGhettoNunn'a scetà2026 - Elettronica, Rock d'autore

Nunn'a scetàprecedenteprecedente

Quando l’emozione cerca (un po' troppo) la scorciatoia dell’algoritmo.

Continua il viaggio di FunGhettonom de plumedietro cui si cela il cantautore Antonello Aversa, all'interno di quella terra di frontiera e conquista che si interpone tra musica e intelligenza artificiale. A pochi mesi da Lia Suddita (Madre Storpia), il polistrumentista originario di Cava De' Tirreni torna infatti con un nuovo singolo, dal titolo Nunn'a scetà.

Un ennesimo ritorno alle origini, quello compiuto dall'artista campano con questo suo ultimo brano, reinterpretando in chiave moderna un pezzo dei Walàna, band in cui militava all'inizio degli anni 2000. La traccia si muove per quattro minuti esatti all'intero di un rock elettronico "imbastardito" da velleità orchestrali, in cui chitarre elettriche, synth e drum machine si fondono con una sezione d'archi capace di dare un notevole boost al pathos che il pezzo cerca di ricreare all'interno dei nostri padiglioni auricolari.

Un trasporto che si riflette anche in un testo scritto interamente in dialetto napoletano - prima volta per FunGhetto - nel quale vengono messe al centro le tante contraddizioni di un mondo sofferente, che troppo spesso si preferisce "non svegliare" nella propria coscienza. Ed è proprio questa spinta, a tratti un po' forzata, verso una ricerca di commozione a rappresentare l’aspetto più fragile di Nunn’a scetà, finendo per appesantire una costruzione sonora estremamente solida.

Nel brano trova infatti spazio la voce di Ashley, cantante creata con l’AI con cui Aversa ha scelto di affiancarsi, che per buona parte della traccia riesce a restituire in maniera sorprendentemente credibile il testo in napoletano. Chiaro segno del grande labor limae compiuto dal musicista campano nel modellare l’inflessione della sua "vocalist sintetica" sul proprio dialetto natio.

È però quando si prova ad alzare il livello emotivo che emergono le principali criticità della traccia: nel tentativo di spingere sul sentimento, Aversa affida ad Ashley una serie di vocalizzi e gorgheggi che, già su una voce umana, rischierebbero di risultare stucchevoli. Qui l’effetto viene purtroppo amplificato, con la natura artificiale di Ashley che riaffiora con più evidenza, producendo un risultato opposto a quello desiderato.

Resta così la sensazione di un brano che conferma le ottime intenzioni di FunGhetto sul piano sonoro, che però in questa fase sembra affidarsi troppo all’AI, cercando di spingerla verso territori espressivi che - almeno per ora - faticano a reggere il confronto con una controparte umana. Più che un passo falso, un segnale: al prossimo giro, la sfida potrebbe essere quella di ricalibrare l’equilibrio tra intervento umano e tecnologia, lasciando che l’ago torni leggermente a pendere verso il primo lato.

---
La recensione Nunn'a scetà di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-06 23:39:57

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia