Un pezzo alternative rock che, tra crepe e ritorni, esalta la libertà di fare musica oltre l’epica del successo.
Oggi, soprattutto nella musica, parlare apertamente di fallimento è diventato quasi un tabù. A fare la voce grossa in questo mondo è infatti una posticcia "epica del successo", fatta di numeri, concerti sold out, certificazioni d'oro e di platino che devono per forza confermare un percorso di crescita costante, orfano di qualsiasi tipo di crepa o imprevisto.
Quando poi il fallimento entra nel discorso, lo fa perlopiù in modo sfumato, quasi evasivo. Raramente si scende davvero nel dettaglio di ciò che non ha funzionato, delle aspettative disattese, delle scelte sbagliate o semplicemente delle circostanze che non hanno permesso a qualcosa di realizzarsi come si sperava.
E in questo contesto, sul filo dell'omertosità, la scelta fatta dai Johnny Freak con Suona, il loro ultimo singolo, appare decisamente coraggiosa. A quasi vent'anni dalle - non proprio indulgenti - impressioni che avevamo dedicato al disco d'esordio Sognigrafie, il gruppo frusinate torna infatti su Rockit con un pezzo dal taglio marcatamente biografico, che prova a condensare in quattro minuti e mezzo di ascolto i suoi (pochi) alti e (tanti) bassi vissuti in questa lunga finestra temporale.
Ne esce un racconto estremamente sincero, intonato dalla voce teatralmente nasale di Luca Pisani, alle prese con strofe e ritornelli che mettono in scena le discontinue vicissitudini della sua band. Un percorso scandito da ultimatum ("Si era detto di provare un altro disco e poi mollare"), crolli nervosi ("Sette anni e poi la crisi / Quelle inutili promesse / A domandarci cosa fosse / Forse è il mondo che non sente?") e seconde chance ("Ai dieci anni si riparte / Incazzati più che mai / E non tremano le gambe / Siamo noi i nostri eroi"), fino a risolversi in un verbo imperativo e catartico, che celebra una ritrovata libertà nell’essenza stessa della musica: Suona!.
Versi in grado di costruire uno storytelling dal forte sapore cantautorale senza però scivolare in un’eccessiva retorica paternalista, che i Johnny Freak accompagnano a un instrumental alternative rock moderno e curato che, per certi aspetti, richiama quelli sfoderati dei Kings of Leon nel loro momento di massimo fulgore, tra Because Of The Times e Only By The Night. Un impasto sonoro guidato da chitarre che passano dalla pulizia jangly ed echeggiante delle strofe a passaggi più sporchi e incisivi nei ritornelli, sostenute da una sezione ritmica viva e dinamica, capace di valorizzare l’acustica naturale dello studio di registrazione.
Tra cadute e risalite susseguitesi in questi ultimi vent'anni, i Johnny Freak sembra abbiano finalmente trovato un proprio centro di gravità permanente. Un equilibrio che questo quintetto laziale concretizza con un singolo che oltre a offrire un sound contemporaneo e accattivante, va controcorrente, raccontando con schietta sincerità di come il fallimento, per quanto pesante da accettare, resti una componente inevitabile (e a volte necessaria) per chi sceglie di dedicarsi anima e corpo a quella meravigliosa parola di sei lettere che risponde al nome di "musica".
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La recensione Suona di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-04 23:05:43

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